Donald Trump ha annunciato su Truth che “l’Iran ha richiesto un incontro” e che il colloquio si terrà oggi a Doha. Teheran non conferma. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, membro del team negoziale, ha detto che “non è in programma per questa settimana alcuna riunione tecnica dei gruppi di lavoro”. Le consultazioni con il Qatar proseguono, ma le notizie sui colloqui a Doha “non sono confermate”.
Il primo ciclo dei gruppi di lavoro si terrà solo “quando ve ne saranno le condizioni e dopo un accordo su data e luogo”. Washington prepara comunque la missione. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato a Fox che Steve Witkoff e Jared Kushner saranno a Doha “in settimana” per incontri di alto livello. Trump, ha aggiunto, “si riserva il diritto di ricorrere all’opzione militare, se necessario”, e per Teheran “sarebbe meglio siglare un buon accordo con gli Stati Uniti”.
In serata, secondo Politico, il segretario di Stato Marco Rubio e Witkoff avrebbero dovuto aggiornare il Congresso sui colloqui, per la prima volta dalla firma del memorandum d’intesa di undici giorni fa. Il nodo resta il nucleare. Trump ha ribadito che “l’Iran non avrà un’arma nucleare”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha assicurato che la Repubblica islamica “non mira alla costruzione di armi nucleari” e che le attività atomiche resteranno “nel quadro delle politiche annunciate” dal Paese. Ha poi annunciato lo sblocco di 6 dei 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati in Qatar, dopo l’accordo con Washington e la revoca delle sanzioni su petrolio e petrolchimica.
Hormuz
Il negoziato passa anche dallo Stretto di Hormuz. Ieri a Mascate si è riunito per la prima volta il Comitato congiunto Iran-Oman. Gharibabadi ha spiegato che il colloquio ha riguardato “la futura gestione” del passaggio, prevista dall’articolo 5 del Memorandum d’intesa di Islamabad, “nel rispetto dei diritti sovrani degli Stati costieri”. L’articolo impegna Teheran a garantire per 60 giorni il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali e ad avviare con l’Oman un dialogo sulla futura amministrazione dello Stretto. La tensione resta alta. Il Qatar ha sospeso “fino a nuovo avviso” tutte le attività marittime. Secondo la Cnn, che cita Kpler, 124 navi mercantili hanno attraversato Hormuz dal 25 giugno, un volume paragonabile al traffico quotidiano prima della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il petrolio è tornato a salire: a New York il Wti ha guadagnato l’1,16%, a 70,03 dollari al barile. Il ministro degli Esteri omanita Badr Al-Busaidi, in visita in Francia, ha chiesto una nuova architettura di sicurezza regionale che includa l’Iran e ha sostenuto che un eventuale pedaggio per le navi potrebbe essere compatibile con il diritto internazionale. Muscat, ha ricordato, è firmataria della Convenzione Onu sul diritto del mare.
Libano, Siria e crisi regionale
In Libano, l’accordo quadro firmato a Washington tra Israele e Libano resta contestato. Il presidente del Parlamento Nabih Berri, alleato di Hezbollah, ha detto che l’intesa “non sarà adottata né attuata” nella forma attuale, perché fondata su “diktat” unilaterali. Hezbollah accusa Israele di avere violato il cessate il fuoco e rivendica il diritto di difendere “il proprio territorio e il proprio popolo”. L’esercito israeliano afferma invece di avere colpito tre quartier generali di Hezbollah nel sud del Libano, tra Nabatieh e Mayfadoun, “in risposta ai continui attacchi” contro le sue forze nella zona di sicurezza. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha detto che Israele vuole “raggiungere la pace e la normalizzazione con il Libano”, ma solo garantendo la sicurezza del confine nord e ponendo fine a quella che ha definito “l’occupazione iraniana del Libano da parte di Hezbollah”. La crisi si allarga anche alla Siria. Damasco ha condannato le incursioni israeliane a Quneitra e Daraa, parlando di “flagrante violazione” della sovranità nazionale. Le Idf sostengono che i militari israeliani, presenti in nove postazioni nel sud della Siria dalla caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, sono stati attaccati e hanno risposto con colpi di mortaio e un intervento aereo. Tajani ha definito “positivo” lo stop agli attacchi tra Usa e Iran, ma “incomprensibili” quelli iraniani contro Bahrein e Kuwait: “Sono Paesi che non hanno nulla a che vedere con il rapporto Stati Uniti-Iran”.





