A Hollywood lo chiamano “il Vecchio di 2000 anni”, ma Mel Brooks — leggenda vivente della comicità e padre della satira moderna — il 28 giugno spegnerà davvero cento candeline. Un traguardo che lui stesso attribuisce a un’unica medicina: la risata. “Credo che ridere ti mantenga sano e felice”, ha detto a People, sintetizzando una filosofia che ha guidato tutta la sua carriera, da Frankenstein Junior a Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Nato a Brooklyn nel 1926, Brooks non ha mai smesso di creare. L’anno scorso è stato annunciato il suo ritorno nei panni di Yogurt nel sequel di Balle spaziali, atteso per il 2027, mentre HBO gli ha dedicato il documentario Mel Brooks: The 99 Year Old Man!.
Un omaggio a un artista che, a differenza di molti suoi contemporanei — da Carl Reiner a Sid Caesar — continua a reinventarsi anche alla soglia dei cento anni. Brooks sostiene che la comicità sia stata la sua ancora di salvezza. “Fare comicità è un lavoro fantastico. Ti mantiene sano di mente e felice. Ti dà una ragione per vivere”, ha detto. E la scienza sembra dargli ragione: uno studio norvegese del 2016 ha rilevato che le donne con un forte senso dell’umorismo avevano un rischio di mortalità inferiore del 48%, soprattutto per cause cardiovascolari.
Un’altra ricerca del 2023 ha collegato le risate spontanee a una significativa riduzione del cortisolo, l’ormone dello stress. Anche la medicina conferma il potere terapeutico dell’umorismo. “Un momento di leggerezza aiuta i pazienti ad affrontare meglio le crisi”, ha spiegato l’oncologo Edward T. Creagan della Mayo Clinic. Brooks, però, non si lascia ossessionare dal tempo che passa. “Ho smesso di pensare alla morte dopo i 60 anni”, ha raccontato all’Associated Press. “Mi piace vivere. Vorrei continuare a farlo finché potrò.” E mentre Hollywood si prepara a festeggiare il suo centenario, Mel Brooks dimostra che la longevità non è solo una questione genetica: è un atto di spirito, un esercizio quotidiano di meraviglia e ironia.





