L’home-sharing si conferma uno dei motori del turismo nei piccoli comuni italiani. Nel 2025 Airbnb ha generato 836 milioni di euro di impatto economico complessivo nei centri con meno di 30 mila abitanti, contribuendo a sostenere le economie locali e a valorizzare il patrimonio culturale diffuso. È quanto emerge dal primo Osservatorio sul turismo diffuso in Italia, presentato da Airbnb e Teha Group. Il rapporto parte da un paradosso italiano. Il Paese dispone di un patrimonio culturale distribuito su tutto il territorio: 61 siti Unesco presenti in 330 comuni, 3.392 musei, circa uno ogni 90 chilometri quadrati, 298 parchi archeologici, 395 ristoranti stellati Michelin e 380 borghi riconosciuti per il loro valore culturale. Eppure il turismo continua a concentrarsi in poche destinazioni. I primi 20 comuni attraggono il 32% di tutti i visitatori nazionali, mentre l’80% delle province si divide appena il 36% dei flussi.
Lo squilibrio appare ancora più netto se si guarda ai piccoli centri, che rappresentano il 96% dei quasi 8 mila comuni italiani. Proprio qui si trova una parte rilevante delle eccellenze del Paese: l’80% dei comuni collegati ai siti Unesco, il 64% dei musei, il 67% dei parchi archeologici e il 73% dei ristoranti stellati Michelin sono nei territori con meno di 30 mila abitanti.
Il freno
A frenare lo sviluppo turistico resta però la carenza di offerta ricettiva. Solo la metà dei piccoli comuni dispone di almeno un hotel, contro il 96% dei centri di maggiori dimensioni. In questo contesto, secondo l’Osservatorio, Airbnb integra l’offerta disponibile: l’extra alberghiero rappresenta l’unica forma di ospitalità presente nel 75% dei piccoli comuni italiani, pari a circa 5.700 comunità. Nel solo 2025, la piattaforma ha consentito circa 250 mila pernottamenti e oltre 60 mila arrivi in questi territori. Di questi, 50 mila sono arrivati dall’estero. Gli ospiti internazionali rappresentano il 79% degli arrivi Airbnb nei piccoli comuni italiani, una quota superiore di circa 26 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Il dato conferma il ruolo della piattaforma come canale di accesso all’Italia meno battuta dai grandi circuiti urbani: borghi, siti culturali diffusi e destinazioni rurali.
Gli effetti economici per le comunità locali sono rilevanti. Nel 2025 gli ospiti Airbnb nei piccoli comuni hanno generato una spesa diretta di 346 milioni di euro. Di questi, 143 milioni sono stati destinati alla ristorazione, 100 milioni allo shopping e 61 milioni ai trasporti. Attraverso gli effetti moltiplicatori, questa spesa ha attivato 836 milioni di euro di produzione economica complessiva. L’occupazione sostenuta dall’attività turistica è stimata in circa 4.600 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno.
Accessibilità
L’Osservatorio sottolinea anche il ruolo della piattaforma nell’accessibilità di alcune mete. Il 21% dei Borghi più belli d’Italia, il 20% dei comuni affiliati all’UNESCO e il 19% delle comunità Bandiera Arancione risultano raggiungibili per i pernottamenti esclusivamente tramite Airbnb. In queste località, l’offerta presente sulla piattaforma è circa 7,4 volte superiore a quella degli hotel. Accanto ai dati economici, Airbnb ha annunciato una donazione di 1,5 milioni di euro in tre anni ad Anci. Le risorse confluiranno in un fondo dedicato allo sviluppo turistico e alla valorizzazione del patrimonio rurale dei piccoli e medi comuni. L’obiettivo è sostenere imprese locali, associazioni culturali e iniziative di cittadinanza attiva, favorendo la costruzione di un’offerta turistica più sostenibile e competitiva.





