Con l’arrivo dell’estate e del caldo torrido in molti non vedono l’ora che torni presto l’autunno, con la sua brezza fresca, i colori caldi e l’atmosfera nostalgica e confortante. Non potendoci trasportare nel futuro, tra giugno e agosto ci pensano i social, che cominciano precocemente a “tingersi” di arancione, il colore tipico della festa autunnale per eccellenza: Halloween. Tra foto di tramonti al mare, granite e gelati, improvvisamente compaiono angurie intagliate, scheletri in costume da bagno, gelati a forma di bara. È il Summerween, una festa fuori stagione che trasporta la festa dei morti nel cuore dell’estate e che negli ultimi anni è esplosa, diventando un fenomeno culturale, estetico e commerciale.
Il termine, crasi tra summer e Halloween, nasce dalla serie animata Disney “Gravity Falls” del 2012. Nella dodicesima puntata della prima stagione, andata in onda a ottobre, in una misteriosa cittadina americana gli abitanti festeggiano Halloween durante l’estate e, invece di intagliare zucche, intagliano angurie. Summerween, quindi, dallo schermo di un televisore è passato alla realtà, conquistando il grande pubblico.
Il contributo dei social
Il successo di questa recente festività nasce, soprattutto, dai social network, capaci di trasformare fenomeni di nicchia in tendenze globali nel giro di poco tempo. E in un ecosistema dominato da tendenze effimere Summerween è perfetto perché la sua stranezza incuriosisce e la sua semplicità permette a chiunque di festeggiarlo con amici.
Summerween negli USA
La sua diffusione su larga scala, soprattutto negli Stati Uniti, accelera intorno al 2020 quando la tendenza raggiunge una dimensione mainstream. Instagram e TikTok si riempiono di tutorial, consigli su libri da leggere e film da vedere, ricette e vlog che mostrano persone alla ricerca spasmodica di decorazioni per feste a tema. I grandi marchi come Target, Walmart e Home Depot comprendono subito il potenziale e anticipano l’arrivo delle collezioni autunnali e spooky (spettrali) già nei mesi estivi, inaugurando il cosiddetto “Code Orange”, il segnale che Halloween è arrivato anche se fuori c’è troppo caldo e la gente va al mare.
Summerween si inserisce così in una tendenza più ampia e contemporanea che vede la trasformazione delle festività in stagioni, per cui non si è più legati a una data, ma a un’atmosfera. È l’holiday creep, il fenomeno commerciale per cui i negozi espongono prodotti, decorazioni e campagne a tema ben prima dell’inizio tradizionale della stagione.
Cosa c’è dietro?
Ma il successo di questa ricorrenza non si spiega soltanto con la sua estetica accattivante o con la spinta dei social. Dietro questa celebrazione si nascondono dinamiche psicologiche e sociali, che parlano del nostro modo di vivere il tempo e le emozioni. Summerween funziona perché gioca sulla nostalgia, unendo due immaginari, l’estate dello svago e Halloween. L’estate richiama l’infanzia, la libertà, la leggerezza delle serate passate all’aperto dove sembra che ogni problema svanisca. Halloween richiama, invece, un senso di ritualità condivisa, con travestimenti e piccoli gesti comunitari.
C’è poi la stanchezza estiva, conosciuta anche come “summer fatigue”. Con il caldo ci si sente più stanchi e annoiati e, quindi, questa festività diventa una valvola di sfogo, un modo per evocare l’autunno e immaginare il fresco. E, così, intorno al Summerween è nata una vera e propria community. Sparse per il mondo le persone si sono unite per festeggiare questo evento, rafforzando il senso di appartenenza e di ritualità collettiva per risvegliarsi da una stagione sempre più calda e soffocante. Perché in fondo l’uomo avrà sempre bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
Leggi anche:





