I negoziati tecnici tra Stati Uniti e Iran riprenderanno la prossima settimana, ma il dossier più delicato dell’intesa provvisoria resta irrisolto: l’accesso dell’Aiea ai siti nucleari iraniani colpiti dagli attacchi americani e la verifica sull’uranio altamente arricchito. Lo ha annunciato ieri il Pakistan, che partecipa alla mediazione insieme al Qatar. “I colloqui tecnici riprenderanno la prossima settimana. Si tratta di una pausa temporanea e le trattative proseguiranno”, ha dichiarato a Islamabad il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andarabi. Secondo fonti citate dall’Afp, la ripresa potrebbe avvenire martedì. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha detto che le ispezioni ci saranno e serviranno prima di tutto a individuare dove si trovi l’uranio altamente arricchito.
“Prima si procede, meglio è, soprattutto perché questo accordo ha una durata di 60 giorni”, ha spiegato. In una conferenza stampa a Fukushima ha aggiunto che l’intesa “stabilisce esplicitamente” la supervisione dell’Aiea sulle attività nucleari iraniane. “Ovviamente, per farlo, dobbiamo effettuare delle ispezioni. Che avvengano dopodomani, tra una settimana o tra dieci giorni, è importante, ma non essenziale. Avverranno”.Teheran ha però frenato. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha affermato che l’Iran non intende, per ora, consentire l’accesso né ai siti danneggiati né ai materiali nucleari. La questione, ha scritto su X, potrà essere “esaminata e risolta esclusivamente nell’ambito di un accordo definitivo” con Washington e dipenderà dalla revoca delle sanzioni.
Trump avverte Teheran
Resta sotto osservazione anche lo Stretto di Hormuz. L’Oman ha annunciato un corridoio temporaneo di transito, in coordinamento con l’Organizzazione marittima internazionale, per garantire il passaggio delle navi senza pedaggi. Donald Trump ha scritto su Truth che l’Iran avrebbe assicurato agli Stati Uniti di non imporre “né pedaggi, né costi assicurativi, né altre spese” alle imbarcazioni in transito. Il Presidente americano ha avvertito che, se l’informazione fosse smentita, “i negoziati si interromperebbero immediatamente”. Ha anche negato che Washington abbia versato denaro a Teheran o sbloccato fondi iraniani.
Il Qatar ha chiarito che non accetterà un controllo unilaterale iraniano sullo Stretto. “Per un Paese come il Qatar, è il nostro unico corridoio marittimo”, ha detto il premier Mohammed bin Abdulrahman Al Thani al Financial Times, chiedendo che ogni modello di gestione sia discusso con Iran, Oman e Paesi del Golfo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, arrivato ad Abu Dhabi, ha ribadito che Teheran non potrà imporre pedaggi e ha discusso con il presidente emiratino Mohamed bin Zayed dell’intesa con l’Iran e della sicurezza della navigazione.
Il Libano resta fuori dal tavolo
Washington prova intanto a separare il dossier iraniano dal Libano. Il presidente libanese Joseph Aoun ha confermato che la definizione delle “aree pilota” nel sud del Paese è ancora in discussione e attende il via libera israeliano. I colloqui a Washington, ha precisato, sono distinti da quelli tra Stati Uniti e Iran. Teheran continua però a legare i due fronti. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto che “il cessate il fuoco in Libano è importante quanto il cessate il fuoco in Iran” e che l’obiettivo strategico dell’Iran resta “il ritiro delle forze militari straniere dalla regione”. Israele, al contrario, non arretra. Il ministro della Difesa Israel Katz ha affermato che l’esercito israeliano non si ritirerà dal sud del Libano “neanche se ce lo chiedono gli Usa”.
Scontro Rutte Crosetto sulle basi italiane
La crisi ha avuto anche una ricaduta politica in Italia. In un’intervista a Fox News, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha sostenuto che “500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione” contro l’Iran e che in Europa le missioni di volo sarebbero state “tra 4.000 e 5.000”. Il ministero della Difesa ha respinto la ricostruzione, precisando che Roma ha autorizzato solo attività “tecniche e logistiche, non cinetiche”, nel rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali e degli accordi sulle basi alleate. Via XX Settembre ha definito “totalmente fallace” il messaggio attribuito a Rutte, sostenendo che l’Italia non ha consentito attività fuori dal perimetro previsto dagli accordi. Una successiva precisazione della Nato ha corretto il tiro: il segretario generale, ha spiegato un funzionario dell’Alleanza, voleva sottolineare che gli alleati, compresa l’Italia, hanno rispettato gli accordi bilaterali su basi e sorvoli.





