La tregua tra Israele e Hezbollah è durata meno di un giorno e ha subito riaperto il fronte dell’intesa tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha accusato Washington di non aver garantito il rispetto del cessate il fuoco in Libano e ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz. La minaccia è arrivata mentre nel sud del Libano continuavano i raid israeliani e mentre gli inviati americani si preparavano ad avviare in Svizzera la fase tecnica del memorandum firmato a distanza da Donald Trump e dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian.
Secondo l’esercito israeliano, Hezbollah avrebbe lanciato durante la notte più di 50 proiettili contro le truppe israeliane nel sud del Paese. L’Idf ha dichiarato di aver risposto colpendo obiettivi del movimento filoiraniano. Da Beirut è arrivata però una versione opposta. L’esercito libanese ha denunciato una “brutale aggressione israeliana” mirata a far deragliare ogni soluzione per ripristinare la stabilità. Un soldato libanese è stato ucciso sulla strada tra Kfar Rumman e Nabatieh. La Protezione civile ha parlato di 16 morti e 12 feriti nella regione di Nabatieh, mentre l’agenzia statale Nna ha riferito di sette vittime e tredici feriti a Qannarit e di quattro membri della stessa famiglia uccisi a Barish. In serata, dopo una giornata di escalation, i media israeliani hanno riferito che il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz, in coordinamento con gli Stati Uniti, hanno ordinato all’Idf di cessare il fuoco in Libano.
Trump aveva rivendicato nelle ore precedenti di aver spinto Israele ad accettare la tregua, definendola “un punto positivo” per sbloccare l’attuazione dell’intesa con Teheran. Secondo il Washington Post, tuttavia, l’intelligence americana avrebbe già avvertito la Casa Bianca che Netanyahu potrebbe cercare di indebolire l’accordo con l’Iran per ragioni politiche interne e per non apparire arrendevole davanti a Hezbollah.
La minaccia su Hormuz
Il comando iraniano Khatam al Anbiya, citato dalla televisione di Stato, ha parlato di “palese violazione degli impegni” da parte americana e di “violazione incessante” del cessate il fuoco da parte israeliana nel Libano meridionale. Poco dopo anche la Marina dei Pasdaran ha avvertito le navi nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman di non avvicinarsi a Hormuz. “Lo Stretto è chiuso a tutte le navi”, hanno dichiarato le Guardie rivoluzionarie, aggiungendo che chi non rispetterà l’avvertimento metterà “a rischio” la propria sicurezza.
Gli Stati Uniti hanno però ridimensionato la portata della minaccia. Il vicepresidente J.D. Vance ha detto a Fox News che non ci sono prove di una reale chiusura dello Stretto e si è detto fiducioso sulla tenuta del percorso diplomatico. Il Centcom ha confermato che le forze americane restano “vigili” e ha riferito che nella giornata di sabato 55 navi mercantili hanno attraversato Hormuz in sicurezza. Anche Trump, parlando alla Joint Base Andrews, ha legato il successo dell’accordo alla riapertura stabile del passaggio, sostenendo che molte navi stavano già uscendo dallo Stretto e che il prezzo del petrolio sarebbe potuto scendere.
Sessanta giorni per l’accordo
La partita diplomatica resta aperta. Vance ha annunciato che raggiungerà la Svizzera “nei prossimi giorni”, mentre l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner sarebbero già sul posto. Anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi era atteso in Svizzera, sebbene i suoi piani restassero modificabili. Fonti citate da Anadolu hanno indicato l’avvio dei colloqui tecnici entro uno o due giorni.
Il ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi è partito per Teheran per discutere la fase successiva del negoziato. Sul tavolo ci sono i sessanta giorni previsti dal memorandum per arrivare a un accordo più ampio, compreso il dossier nucleare. Trump ha avvertito che, senza un’intesa, gli Stati Uniti faranno “cose che non renderanno felice” l’Iran. Teheran, attraverso il viceministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh, ha risposto di essere pronta a procedere “passo dopo passo” se Washington dimostrerà serietà e se Israele rispetterà gli impegni. Intanto il vicepresidente iraniano Mohammad Jafar Ghaempanah ha annunciato che 25 miliardi di dollari di beni congelati saranno sbloccati “gradualmente e completamente”, mentre il Wall Street Journal ha riferito di un piano Usa Qatar per rendere disponibili altri 6 miliardi destinati a spese umanitarie.





