A Manila, il Senato filippino ha vissuto mercoledì una delle sue giornate più turbolente degli ultimi anni. Con un voto lampo, i senatori hanno rimosso dalla presidenza Alan Peter Cayetano, alleato dell’ex presidente Rodrigo Duterte, eleggendo al suo posto Sherwin Gatchalian.
La decisione arriva a poche settimane dall’apertura del processo di impeachment contro la vicepresidente Sara Duterte, figlia dell’ex capo di Stato detenuto all’Aia. La seduta straordinaria, convocata dal presidente Ferdinand Marcos Jr. per sbloccare leggi urgenti, ha sancito la fine di un equilibrio fragile. Cayetano, eletto solo un mese fa, era stato sostenuto da un blocco vicino ai Duterte, ma la sua assenza — insieme a quella dei suoi alleati — ha permesso a Gatchalian di consolidare la maggioranza. Tutti e 13 i senatori presenti hanno votato a favore, in un’aula che conta 24 membri.
Dietro la manovra si intravede la lotta per il controllo politico in vista del processo alla vicepresidente. L’impeachment, che inizierà il 6 luglio, accusa Sara Duterte di uso improprio di fondi pubblici, arricchimento illecito e minacce contro Marcos e la sua famiglia. Se condannata, rischia l’interdizione dai pubblici uffici e la fine delle sue ambizioni presidenziali per il 2028. La tensione è alimentata anche dal ritorno sulla scena del senatore Ronald “Bato” dela Rosa, ex capo della polizia e braccio operativo della “guerra alla droga” di Duterte, oggi ricercato dalla Corte penale internazionale.
La sua riapparizione, seguita da una misteriosa scomparsa dopo sparatorie in Senato, ha aggiunto un elemento di caos a un quadro già incandescente. Rodrigo Duterte, detenuto all’Aia per crimini contro l’umanità, resta il convitato di pietra della politica filippina. La rimozione di Cayetano segna un ulteriore indebolimento del fronte pro‑Duterte, mentre Marcos Jr. tenta di consolidare il potere e di presentarsi come garante della stabilità istituzionale.





