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Imprese, la spinta dei giovani vale il 7,2% di produttività in più

sabato, 6 Giugno 2026
2 minuti di lettura

L’Italia invecchia e le imprese ne risentono. Non si tratta soltanto di una questione demografica, ma di un fattore che incide direttamente sulla competitività, sulla capacità di innovare e sulla crescita economica. Le aziende che riescono ad attrarre e trattenere lavoratori under 35 registrano infatti una produttività superiore del 7,2% rispetto alle altre e mostrano performance migliori anche sul fronte del fatturato e dell’occupazione. È il quadro delineato dalle analisi di Unioncamere e del Centro Studi Tagliacarne, presentate a Paestum durante la Conferenza nazionale delle Camere di commercio. I dati evidenziano un legame sempre più stretto tra presenza di giovani nelle organizzazioni e capacità delle imprese di affrontare le sfide della trasformazione digitale e della sostenibilità.

Secondo le elaborazioni presentate, le aziende con una maggiore componente giovanile crescono più rapidamente. Le rilevazioni Istat indicano che le imprese con più giovani registrano un aumento di fatturato e occupazione superiore di 1,5 punti percentuali rispetto alla media. Anche la propensione all’innovazione segue una precisa curva generazionale: quella di processo raggiunge il suo massimo quando l’età media degli occupati si attesta intorno ai 36 anni, mentre quella di prodotto arriva al picco attorno ai 42 anni. Oltre queste soglie, la spinta innovativa tende progressivamente a ridursi.

Forza lavoro

Un dato che assume un significato particolare se si considera la composizione attuale della forza lavoro italiana. Oggi circa il 60% delle imprese ha superato la soglia anagrafica oltre la quale diminuisce la capacità di innovazione. Negli ultimi vent’anni, inoltre, la quota di occupati over 50 è raddoppiata, passando dal 20% a circa il 40%, mentre quella degli under 35 è scesa dal 35% a meno del 25%. La difficoltà non riguarda soltanto il ricambio generazionale, ma anche la capacità di intercettare le competenze richieste dal mercato. Secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le imprese destinano ogni anno circa il 28% delle assunzioni programmate agli under 30. Tuttavia, quasi una posizione su due risulta difficile da coprire. Nel 48% dei casi le aziende segnalano problemi di reperimento del personale e, per circa un terzo delle posizioni vacanti, il motivo principale è l’assenza di candidati.

Lo squilibrio rischia di accentuarsi nei prossimi anni. Le stime indicano che tra il 2026 e il 2029 potrebbero mancare oltre 13 mila laureati Stem ogni anno, soprattutto nei settori dell’ingegneria, dell’economia e della medicina. Un deficit di competenze che potrebbe rallentare ulteriormente la capacità del sistema produttivo di innovare e competere sui mercati internazionali.

Emigrazione giovanile

A rendere più complesso il quadro contribuisce il fenomeno dell’emigrazione giovanile. Nell’ultimo decennio i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia sono quasi raddoppiati, passando da 37 mila a 70 mila l’anno. Secondo le elaborazioni basate sui dati Eurostat, oggi emigrano otto giovani italiani ogni mille abitanti della stessa fascia d’età, più del doppio rispetto alla Germania e oltre il dato della Spagna. Dietro questi numeri c’è una perdita che non riguarda soltanto la popolazione residente. Il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 viene stimato in 159,5 miliardi di euro, una cifra pari al 7,5% del Pil nazionale. Una fuoriuscita di competenze, formazione e capacità professionali che pesa sulle prospettive di crescita del Paese.

Per Unioncamere invertire almeno in parte questa tendenza produrrebbe effetti significativi. Le simulazioni indicano che il rientro anche solo della metà dei giovani emigrati negli ultimi cinque anni, poco più di 250 mila persone, genererebbe un impatto economico stimato in circa 12 miliardi di euro, pari a mezzo punto di Pil.

Nuove generazioni

Il tema non riguarda esclusivamente il mercato del lavoro. Secondo il Presidente di Unioncamere Andrea Prete le nuove generazioni si muovono in un contesto culturale diverso rispetto al passato, caratterizzato da minori barriere territoriali e da una maggiore propensione alla mobilità internazionale. I giovani confrontano salari, opportunità di crescita, qualità del lavoro e accesso all’innovazione, scegliendo sempre più spesso i Paesi che offrono prospettive migliori.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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