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Libano, ucciso un casco blu serbo. Palazzo Chigi condanna: “Garantire la sicurezza dell’Unifil”

giovedì, 4 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Un casco blu serbo dell’Unifil è stato ucciso nel sud del Libano e altri due militari sono rimasti feriti dopo un colpo di mortaio esploso nei pressi della loro postazione a Marjayoun. Sull’episodio è stata aperta un’indagine. Il Ministero della Difesa di Belgrado ha confermato la nazionalità della vittima. La Farnesina ha fatto sapere che nessun militare italiano è rimasto coinvolto.

Secondo la dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Israele e Libano, la tregua è subordinata alla “completa cessazione del fuoco” da parte di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i suoi membri dal settore a sud del fiume Litani. L’accordo prevede anche la creazione di “zone pilota” sotto il controllo esclusivo dell’esercito libanese. I colloqui tra le parti dovrebbero riprendere il 22 giugno sui dossier politici e di sicurezza.

Hezbollah ha respinto l’intesa. Il gruppo sciita ha fatto sapere di avere informato il Presidente libanese Joseph Aoun del proprio rifiuto, sostenendo che ogni accordo accettabile debba partire dal ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese. Hezbollah ha indicato anche il ritorno degli sfollati, la ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi come condizioni essenziali per qualsiasi accordo futuro.

Negli Stati Uniti intanto, la Camera dei Rappresentanti ha approvato con 215 voti favorevoli e 208 contrari una risoluzione per fermare la guerra contro l’Iran senza autorizzazione del Congresso. Il voto ha soprattutto valore simbolico, perché il Presidente Donald Trump può opporre il veto.

Israele resta a Beaufort

Israele non considera la tregua la fine della campagna militare. Un alto funzionario citato da Ynet ha spiegato che le Forze di difesa israeliane resteranno nelle aree già conquistate nel Libano meridionale, compresa la cresta strategica di Beaufort, e continueranno le operazioni per smantellare le infrastrutture di Hezbollah.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha definito l’accordo “l’espressione della realtà che abbiamo creato in Libano”, rivendicando il disarmo di Hezbollah, il suo allontanamento a nord del Litani, la presenza israeliana nella zona di sicurezza e la libertà d’azione per Israele. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha invece definito il cessate il fuoco “un grave errore”, sostenendo che Hezbollah non ha lasciato l’area a sud del Litani e che l’esercito libanese non è in grado di imporne l’allontanamento.

Dal fronte opposto, un alto funzionario di Hezbollah ha minacciato attacchi contro Haifa e Tel Aviv in caso di nuovi raid israeliani su Beirut. Sul terreno, intanto, la tregua è già sotto pressione. L’agenzia libanese Nna ha riferito di attacchi israeliani nel sud del Libano dopo l’annuncio dell’accordo, tra cui un drone contro un’auto lungo la strada Zifta Kafrouh, nell’area di Nabatiye, e un altro raid contro uno snodo viario a Kfar Tebnit. L’esercito israeliano ha invitato i residenti a non spostarsi a sud del fiume Zahrani, avvertendo che “i combattimenti contro le strutture utilizzate da Hezbollah sono ancora in corso”.

La reazione italiana

Palazzo Chigi ha accolto con favore “l’annuncio del rinnovato cessate il fuoco tra Israele e Libano”, auspicando “una conclusione duratura delle ostilità attraverso il rigoroso rispetto degli impegni assunti, incluso il termine di ogni attività militare da parte di Hezbollah”. Il Governo italiano ha confermato inoltre il sostegno “alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano” e l’impegno “per la pace e la stabilità della regione”.

Sull’uccisione del casco blu serbo, il Governo ha espresso “la più ferma condanna” e ha rivolto il cordoglio “alla famiglia della vittima, alle Autorità e al popolo serbo”, augurando una pronta guarigione ai feriti. Roma ha richiamato “la responsabilità di tutte le parti in causa nel garantire la sicurezza del personale delle Nazioni Unite”, sottolineando che il contingente Unifil “non deve in alcun modo essere oggetto di attacchi o restrizioni della libertà di movimento”. Anche il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha espresso vicinanza alla missione: “Noi al fianco del personale Unifil impegnato per la pace”. La tensione resta alta anche nel resto della regione. A Gaza, secondo Al Jazeera, almeno nove persone sono state uccise, tra cui quattro bambini, in quattro raid israeliani contro complessi residenziali di Gaza City.

Il caso dello studente palestinese di Tor Vergata

Resta aperto anche il caso di Mahmoud al Najjar, studente gazawi destinatario di una borsa di studio dell’Università di Tor Vergata, arrestato dalle autorità israeliane al valico di Kerem Shalom mentre era diretto in Italia. Secondo fonti informate, il giovane aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste, sia dal lato israeliano sia da quello giordano. L’arresto, avvenuto per “gravi motivi di sicurezza nazionale”, avrebbe sorpreso anche il Cogat. Le forze armate israeliane hanno confermato che la decisione è arrivata dopo un supplemento di istruttoria su possibili coinvolgimenti in attività illegali.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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