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Droni iraniani sul Kuwait, raid Usa su Qeshm. Trump: “Incontrerò Khamenei”

Droni iraniani sul Kuwait, raid Usa su Qeshm. Trump: “Presto un incontro con Khamenei”

Colpito l’aeroporto di Kuwait City,: un morto e 63 feriti. Teheran attacca anche il Bahrein dopo il blocco americano di una petroliera diretta in Iran. In Libano 17 vittime in dodici ore
giovedì, 4 Giugno 2026
2 minuti di lettura

La nuova escalation nel Golfo è partita dall’intervento americano contro la M/T Lexie, petroliera battente bandiera del Botswana diretta verso l’isola iraniana di Kharg. Secondo il Centcom, l’equipaggio avrebbe ignorato per 24 ore gli avvertimenti statunitensi e un aereo americano avrebbe sparato un missile Hellfire nella sala macchine, impedendo alla nave di raggiungere l’Iran. Nelle ore successive Teheran ha rivendicato attacchi “precisi e concentrati” contro basi statunitensi in Kuwait e contro il quartier generale della Quinta Flotta americana in Bahrein.

Il Centcom ha smentito il successo dell’operazione iraniana: due missili diretti verso il Kuwait non avrebbero raggiunto l’obiettivo o si sarebbero disintegrati in volo, mentre tre missili lanciati contro il Bahrein sarebbero stati intercettati dalle difese aeree statunitensi e bahreinite. Le forze americane hanno poi colpito l’isola iraniana di Qeshm, parlando di raid di autodifesa.

L’attacco più grave ha colpito però il Terminal 1 dell’aeroporto internazionale di Kuwait City, causando un morto, 63 feriti e danni a infrastrutture vitali e sedi diplomatiche. Sette feriti sono stati sottoposti a interventi chirurgici d’emergenza. I voli sono stati sospesi per alcune ore e poi riattivati. Il Kuwait ha condannato l’“aggressione iraniana” e ha affermato che “la sicurezza dello Stato, la sua sovranità e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti costituiscono una linea rossa”. In serata il governo ha convocato l’incaricato d’affari iraniano e ha deciso l’espulsione di due diplomatici di Teheran, dichiarati persone non grate e obbligati a lasciare il Paese entro 24 ore.

Trump apre all’incontro con Khamenei

L’escalation militare non ha chiuso il canale diplomatico, almeno nella lettura della Casa Bianca. Nel pieno dello scontro, Donald Trump ha detto al New York Post che gli piacerebbe incontrare la Guida suprema iraniana Ali Khamenei: “Mi piacerebbe incontrarlo. Mi piacerebbe incontrare tutti. Probabilmente ci incontreremo prima o poi, a seconda di come si evolveranno le cose”. Poi ha respinto l’idea di essere stato trascinato in guerra da Benjamin Netanyahu: “Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare”. E ha aggiunto: “Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso”.

Netanyahu: “Disaccordi tattici, ma li appianiamo”

Netanyahu, intervistato da Cnbc, ha minimizzato le tensioni con Trump. “A volte abbiamo, come accade nelle migliori famiglie, disaccordi tattici”, ha detto, “ma troviamo sempre il modo di appianarli”. Il premier israeliano ha spiegato di parlare con Trump “ogni due giorni” e di condividere con lui l’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare.

Netanyahu ha attaccato anche i leader europei, accusandoli di assecondare “le minoranze islamiche radicali” nei propri Paesi. Sulla fine della guerra e su un possibile accordo, ha però ammesso che la questione resta “aperta”.

Libano sotto le bombe: 17 morti in dodici ore

Il fronte libanese è rimasto intanto sotto pressione. Secondo il ministero della Salute di Beirut, nelle ultime dodici ore almeno 17 persone sono state uccise in attacchi israeliani nel sud del Paese. Nella notte il bilancio era di sette morti e 48 feriti. I raid hanno colpito Deir Qanun Ras al Ain, Majdel Selm, Deir Qanun an Nahr, l’area tra Haddatha e Rashaf, Burj ash Shamali ed Ebba. A Burj ash Shamali, nei pressi di Tiro, sono morti anche un bambino e altre 32 persone sono rimaste ferite.

Il bombardamento dell’ospedale di Tebnin ha provocato undici feriti tra personale sanitario e pazienti e gravi danni alla struttura. Dalla mattina il bilancio si è aggravato con almeno altre dieci vittime: un soccorritore ad Arabsalim, quattro lavoratori agricoli siriani nella zona di Hosh, due lavoratori palestinesi sulla strada di Maamura, una persona colpita in un veicolo a Tebnin e tre paramedici uccisi da droni israeliani a Chehour.

Le Idf hanno ordinato l’evacuazione di Sidone, Mazra’at Kawkariya al Riz e al Zarariya, in vista di nuovi attacchi contro Hezbollah, e hanno riferito di avere intercettato due razzi lanciati dal Libano verso il nord di Israele. Hezbollah ha rivendicato 13 attacchi contro le forze israeliane nel sud.

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