La nuova strategia dell’amministrazione Trump per rafforzare i rapporti con l’Africa sta incontrando una resistenza crescente. Secondo fonti diplomatiche citate da New York Times, Reuters e Al Jazeera, Washington avrebbe proposto accordi bilaterali in cui l’accesso a minerali strategici e a database sanitari nazionali diventerebbe una condizione per ottenere aiuti economici e programmi di sviluppo. Una linea che molti governi africani considerano invasiva, squilibrata e potenzialmente pericolosa per la loro sovranità.
La richiesta riguarderebbe in particolare minerali critici come litio, cobalto, grafite e terre rare, fondamentali per la produzione di batterie, semiconduttori e tecnologie militari. Gli USA temono di rimanere indietro rispetto alla Cina, che negli ultimi anni ha consolidato la sua presenza nel settore minerario africano. Ma l’idea di legare gli aiuti all’accesso diretto alle risorse ha suscitato irritazione in diverse capitali africane.
Ancora più controversa è la richiesta di ottenere database sanitari nazionali, compresi dati genetici e biometrici. Washington sostiene che tali informazioni servirebbero a migliorare la risposta alle pandemie e a sviluppare farmaci mirati. Ma molti governi africani temono che questi dati possano essere utilizzati per scopi commerciali o di intelligence, senza adeguate garanzie sulla privacy.
Paesi come Kenya, Ghana, Namibia e Botswana hanno espresso riserve formali, mentre l’Unione Africana ha avviato consultazioni interne per definire una posizione comune. Alcuni diplomatici africani hanno definito la proposta “inaccettabile”, sottolineando che gli aiuti allo sviluppo non possono essere condizionati alla cessione di risorse strategiche o informazioni sensibili.
Gli analisti osservano che la mossa rischia di indebolire ulteriormente l’influenza statunitense nel continente, proprio mentre la Cina e altri attori — tra cui Turchia, India e Paesi del Golfo — stanno ampliando la loro presenza economica e diplomatica.





