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Iran, nuovi raid Usa e minacce sul Mar Rosso. Teheran: “Colpiremo le infrastrutture regionali”

Almeno 35 morti e oltre 300 feriti negli attacchi americani. Evacuati 211 bambini da un ospedale oncologico. L’Iran colpisce obiettivi Usa in Giordania, Kuwait e Bahrein e chiede agli Houthi di chiudere Bab el-Mandeb. Trump valuta un’ulteriore espansione delle operazioni
venerdì, 17 Luglio 2026
2 minuti di lettura

La guerra tra Stati Uniti e Iran si è estesa ieri dal Golfo al Mar Rosso, mentre Washington ha intensificato i bombardamenti contro obiettivi militari iraniani e Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture dei Paesi della regione. Secondo il ministero della Salute iraniano, gli attacchi statunitensi degli ultimi giorni hanno provocato almeno 35 morti e oltre 300 feriti.

Il Centcom ha annunciato di avere colpito centri di comando, sistemi di difesa aerea, infrastrutture missilistiche e per droni, postazioni di sorveglianza costiera e obiettivi a Bandar Abbas e sull’isola di Greater Tunb. L’operazione, ha spiegato il comando statunitense, mira a ridurre la capacità iraniana di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Teheran ha denunciato anche un bombardamento vicino all’ospedale oncologico pediatrico Shahid Baqaei di Ahvaz.

Il portavoce degli Esteri Esmail Baghaei ha riferito che 211 bambini sottoposti a chemioterapia sono stati evacuati d’urgenza, definendo l’attacco “un vile crimine di guerra contro gli esseri umani più innocenti”. Washington non ha commentato direttamente l’accusa. Nonostante l’escalation, resta aperto un canale minimo tra i due Paesi: Trump ha annunciato che Teheran ha liberato una cittadina americana detenuta dal dicembre 2024, definendo la decisione un “gesto di buona volontà”. Sul fronte diplomatico, Teheran ha ribadito di attenersi al principio dell’“impegno in cambio di impegno” previsto dal memorandum d’intesa con Washington. Il Pakistan ha però riconosciuto che l’attuazione dell’accordo “sta incontrando difficoltà” e ha sollecitato la ripresa dei colloqui tecnici.

Hormuz e Bab el-Mandeb

Il generale Ebrahim Zolfaghari ha avvertito che, se gli Stati Uniti colpiranno infrastrutture civili ed energetiche iraniane, “tutte le infrastrutture della regione saranno schiacciate sotto i colpi d’acciaio” delle forze armate della Repubblica islamica. Il portavoce militare Mohammad Akraminia ha tuttavia sostenuto che l’Iran “non ha alcuna intenzione di confrontarsi con i Paesi vicini”. Secondo fonti citate dalla Reuters, Teheran avrebbe chiesto agli Houthi dello Yemen di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb qualora gli Stati Uniti attaccassero gli impianti energetici iraniani. Da quella rotta passa circa il 12 per cento del traffico petrolifero mondiale.

Il leader degli Houthi, Abdul Malik al-Houthi, ha a sua volta minacciato di colpire impianti petroliferi e infrastrutture strategiche saudite in caso di una nuova offensiva di Riad contro lo Yemen. La tensione con Riad è già tornata sul terreno: gli Houthi hanno lanciato missili contro l’Arabia Saudita dopo avere accusato il regno di aver bombardato lunedì un aeroporto sotto il loro controllo, interrompendo una tregua che durava da quattro anni. Anche Hormuz resta praticamente paralizzato. Secondo Lloyd’s List, il traffico marittimo non iraniano è “praticamente scomparso” e diverse navi navigano senza transponder. Il prezzo del gas europeo è salito oltre i 55 euro per megawattora.

Attacchi iraniani

L’Iran ha rivendicato attacchi contro installazioni statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein. I Pasdaran hanno annunciato due ondate di missili contro basi americane in territorio giordano, mentre Amman ha riferito di avere intercettato otto vettori senza vittime né danni. Teheran sostiene inoltre di avere colpito radar, batterie Patriot e depositi di carburante nella base di Ali Al Salem, in Kuwait, e sistemi di comunicazione e difesa nella base Sheikh Isa, in Bahrein. La contraerea kuwaitiana è tornata in azione ieri contro nuovi droni, denunciando una “aggressione iraniana criminale”.

In Iraq, un drone ha colpito un cargo al largo di Bassora che trasportava veicoli di fabbricazione americana provenienti dagli Emirati. Altri velivoli sono stati intercettati sopra Erbil. Il governo iracheno ha condannato la violazione dello spazio aereo senza attribuire ufficialmente la responsabilità. Al confine siro-iracheno, le autorità siriane hanno inoltre sequestrato missili a lungo raggio, armi anticarro e droni che, secondo Damasco, erano destinati a Hezbollah in Libano.

Il presidente Donald Trump, secondo il Wall Street Journal, starebbe valutando un’ulteriore espansione delle operazioni: tra le opzioni figurano attacchi ai siti energetici iraniani, il bombardamento di un complesso sotterraneo ritenuto legato al programma nucleare e persino l’impiego di truppe di terra sull’isola di Kharg, snodo centrale delle esportazioni petrolifere iraniane.

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