I ministri degli Esteri dei BRICS si sono riuniti in India in un momento di tensioni globali senza precedenti per il blocco, chiamato a dimostrare coesione mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran, l’impennata dei prezzi del petrolio e le divisioni interne mettono alla prova la sua capacità di agire come polo alternativo all’Occidente. L’incontro di Nuova Delhi, presentato come un vertice di coordinamento strategico, si è trasformato in un banco di prova per la tenuta politica dell’alleanza ampliata.
La guerra con l’Iran ha dominato l’agenda. Russia e Cina hanno chiesto una linea comune contro l’escalation militare, mentre India e Brasile hanno mantenuto un approccio più prudente, preoccupati per le ricadute economiche e per la necessità di non compromettere i rapporti con Washington.
Il Sudafrica, da tempo promotore di una diplomazia multilaterale, ha insistito sulla necessità di un cessate il fuoco immediato. Sul fronte energetico, l’aumento dei prezzi del petrolio ha evidenziato le divergenze tra i membri: Mosca, colpita dalle sanzioni occidentali, beneficia dei prezzi elevati; l’India, grande importatrice, teme invece un impatto devastante sulla propria economia.
Le discussioni si sono concentrate sulla possibilità di rafforzare i meccanismi di pagamento in valute locali per ridurre la dipendenza dal dollaro, ma i progressi restano limitati. Le tensioni interne non sono mancate. L’ingresso dei nuovi membri — tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto — ha ampliato il peso geopolitico del gruppo, ma ha anche introdotto rivalità regionali difficili da gestire.
L’India, in particolare, teme che l’asse Mosca‑Pechino possa trasformare i BRICS in uno strumento di pressione strategica, snaturandone l’identità originaria. Nonostante le fratture, il comunicato finale ha ribadito l’impegno per un ordine mondiale “più equo e multipolare”.





