La legge n. 76/2025 rappresenta il primo vero tentativo di attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, rimasto inattuato per oltre settant’anni, ma la sua natura volontaria rischia di limitarne drasticamente l’impatto reale. È il messaggio emerso nel confronto dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, con riferimento all’esperienza di ASM Rieti, prima municipalizzata italiana ad aver eletto un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione.

“La norma apre finalmente la strada alla presenza dei lavoratori nei processi decisionali delle imprese, nei consigli di amministrazione e nei meccanismi di distribuzione del valore prodotto”, ha dichiarato Andrea Andrini, dirigente nazionale UGL presente all’iniziativa. “Ma il nuovo quadro normativo è un punto di partenza, non un traguardo. Ci aspettavamo maggiore coraggio, soprattutto sul terreno degli obblighi”.
Il limite principale: l’assenza di vincoli obbligatori
Secondo Andrini, il principale limite della legge è proprio l’assenza di un vincolo per le imprese pubbliche e partecipate. “Senza una cornice obbligatoria almeno per le società a controllo pubblico, il rischio è che la partecipazione resti confinata a esperienze isolate e volontarie”.
Il ruolo delle organizzazioni sindacali
Nel dibattito è emersa anche una riflessione sul ruolo delle organizzazioni sindacali. “La partecipazione non può ridursi a un’estensione della contrattazione collettiva”, ha osservato Andrini. “Il sindacato opera nella fisiologica dialettica tra lavoro e capitale; il rappresentante dei lavoratori in CdA deve invece concorrere all’interesse complessivo dell’impresa, portando dentro i processi decisionali il punto di vista di chi lavora. Confondere i due piani significa rischiare di trasformare la partecipazione dei lavoratori nella partecipazione delle strutture sindacali”.
L’autonomia del rappresentante
Altro nodo riguarda l’autonomia del rappresentante. La legge introduce percorsi formativi ma, secondo Andrini, non definisce in modo sufficientemente rigoroso i requisiti di indipendenza rispetto alle organizzazioni che lo esprimono.
Rieti come laboratorio nazionale
Per questo, l’esperienza di Rieti viene indicata come un possibile laboratorio nazionale. “La dimensione pubblica può e deve fare da apripista. Le municipalizzate, gli enti locali e le società partecipate sono il luogo naturale in cui sperimentare modelli replicabili”. In questa prospettiva Andrini ha letto anche l’annuncio dell’Osservatorio nazionale sulla partecipazione promosso dal Ministro del Lavoro, considerandolo utile “a condizione che produca dati, comparazioni internazionali e standard minimi di autonomia, evitando di trasformarsi in un organismo puramente celebrativo”.






