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Francesco Maria Chelli, Presidente Istat

Dfp, l’Istat frena sul Pil: “Avvio 2026 più debole”. La Corte dei conti: “Vigilare su spesa e debito”

Nelle audizioni alle Camere Chelli segnala il calo reale delle retribuzioni dal 2021 e il deficit al 2,9%. I magistrati contabili chiedono priorità selettive per un quadro “non rassicurante”
mercoledì, 29 Aprile 2026
4 minuti di lettura

Nessuna buona nuova. Anzi: la crescita dell’economia italiana nei primi mesi del 2026 mostra segnali meno favorevoli rispetto alla parte finale del 2025. È quanto emerso ieri dalle audizioni sul Documento di finanza pubblica 2026 davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, dove sono intervenuti il Presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli e i rappresentanti della Corte dei conti. Secondo l’Istituto nazionale di statistica il quadro congiunturale dei primi mesi dell’anno resta ancora incompleto, ma indica una dinamica più debole rispetto all’ultimo trimestre del 2025.

A febbraio la produzione industriale ha segnato un aumento dello 0,1% su gennaio, dopo i cali dei due mesi precedenti. Nella media del trimestre dicembre-febbraio, però, si registra una flessione dello 0,4%. Il rallentamento ha riguardato i beni di consumo, in calo dell’1,2%, e i beni intermedi, scesi dello 0,7%. Energia e beni strumentali risultano invece in aumento, rispettivamente del 3,2% e dello 0,5%.

Segnali contrastanti arrivano anche dalle costruzioni e dai servizi. La produzione nelle costruzioni è cresciuta dello 0,5% a febbraio, dopo tre mesi di calo, ma nel trimestre mobile resta negativa dell’1%. A gennaio il fatturato dei servizi ha registrato un incremento dello 0,9% in valore e una diminuzione dello 0,1% in volume.

Estero e manifattura

Sul fronte del commercio estero l’Istat ha rilevato che nel 2025 l’interscambio dell’Italia ha mostrato una tenuta superiore alle attese, nonostante l’instabilità dei mercati internazionali. Le esportazioni di beni in valore sono aumentate del 3,3%, le importazioni del 3,2%, con un surplus commerciale pari a 50,7 miliardi. Il 2026, però, si è aperto con una contrazione: nel bimestre gennaio-febbraio le esportazioni sono diminuite del 2,2% e le importazioni del 4,2% su base annua. Per la manifattura le vendite all’estero sono calate del 2,2%. Alla crescita dei prodotti in metallo, pari al 24,2%, e della farmaceutica, al 4,6%, si sono contrapposte le flessioni degli altri comparti, in particolare raffinazione (-29,1%), chimica (-6,7%) e articoli in pelle (-6,3%).

Chelli ha poi richiamato l’andamento del reddito delle famiglie. Nell’ultimo trimestre del 2025 il reddito disponibile è diminuito dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Con un aumento dello 0,4% del deflatore dei consumi, il potere d’acquisto si è ridotto dello 0,8%. La propensione al risparmio è scesa al 7,8%, con una riduzione di 0,8 punti, ma i consumi sono aumentati dello 0,5%.

Vendite al dettaglio e retribuzioni

A febbraio 2026 le vendite al dettaglio sono rimaste stabili in valore e sono calate dello 0,2% in volume. I beni alimentari hanno segnato una diminuzione dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume, mentre i beni non alimentari hanno registrato lievi aumenti: +0,2% in valore e +0,1% in volume. Nel mercato del lavoro, a febbraio il numero degli occupati è diminuito dello 0,1%, pari a 29mila unità in meno. Il calo ha riguardato soprattutto gli uomini e le classi di età tra 25 e 49 anni. L’occupazione è scesa tra i dipendenti permanenti e a termine, mentre è aumentata tra gli autonomi.

L’Istat ha segnalato anche la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni. Tra il primo trimestre 2021 e il quarto trimestre 2025 le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali. La contrazione è stata più contenuta nell’industria (-5,4%) e nell’agricoltura (-6,8%), più marcata nei servizi privati (-9,4%) e nella pubblica amministrazione (-9%). Nel 2025, tuttavia, le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1% e quelle di fatto del 2,6%, a fronte di un’inflazione all’1,7% secondo l’indice Ipca.
Il peggioramento del contesto internazionale, legato al conflitto in Medio Oriente, ha portato a una revisione dello scenario del Dfp. La crescita reale del Pil è stata corretta al ribasso di circa un decimo nel 2026 e di due decimi nel 2027.

L’inflazione attesa per il 2026 sale al 2,9%, rispetto all’1,7% previsto a ottobre 2025. Il deficit tendenziale resta sotto il 3% del Pil nel 2026, al 2,9%. Per gli anni successivi è prevista una discesa al 2,8% nel 2027, al 2,5% nel 2028 e al 2,1% nel 2029. In termini strutturali, il rapporto passerebbe dal 3,1% del 2026 al 2,4% del 2029. Chelli ha inoltre precisato che il processo di validazione dei conti pubblici segue le regole europee e che l’Istat mantiene un ruolo autonomo e indipendente, con funzioni di coordinamento tra le istituzioni nazionali coinvolte, tra cui Banca d’Italia e Ministero dell’Economia.

Un passaggio dell’audizione ha riguardato anche il Superbonus. L’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’Istat di avere intensificato nei primi mesi del 2026 i controlli sui crediti ceduti, con un aumento delle irregolarità nelle comunicazioni di cessione. La spesa per il 2025, poco sotto 8,4 miliardi, risulta in linea con il valore dei crediti ceduti, al netto delle irregolarità segnalate.

Corte dei Conti

La Corte dei conti ha posto l’accento sulla necessità di tenere insieme controllo dei conti pubblici e selezione degli interventi. Secondo i magistrati contabili, il Dfp adotta un approccio improntato a realismo e prudenza, in un quadro segnato dall’incertezza geopolitica e dagli effetti del conflitto in Medio Oriente. La previsione di crescita del Pil reale per il 2026 è stata rivista allo 0,6%, contro lo 0,7% indicato a ottobre, e resta su questo livello anche nel 2027, per poi salire allo 0,8% nel biennio 2028-2029. La Corte ha segnalato che, in caso di peggioramento del quadro economico, potrebbe emergere la necessità di sostenere redditi familiari e liquidità delle imprese, ma gli spazi fiscali restano limitati dal rispetto dei parametri europei. Da qui il richiamo a una valutazione più attenta del rapporto tra costi ed efficacia delle misure, con una ridefinizione delle priorità di spesa.
Resta centrale anche il tema del Pnrr. Per la Corte dei conti occorre accelerare gli interventi finanziati dal Piano, ormai in fase conclusiva, e avviare una nuova programmazione capace di rafforzare l’efficacia degli investimenti pubblici. In particolare, i magistrati contabili indicano la necessità di conciliare le infrastrutture strategiche nazionali con un sostegno più efficace agli investimenti locali.

Debito

Sul debito, il giudizio appare cauto. Alla fine del 2025 lo stock di debito lordo delle amministrazioni pubbliche è risultato quasi 20 miliardi più alto rispetto alle stime di ottobre. Il rapporto debito/Pil si è collocato al 137,1%, contro il 136,2% previsto nel Documento programmatico e il 136,9% indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine. La crescita del rapporto, attesa a 1,3 punti di Pil, si è attestata invece a 2,4 punti. Tra le cause indicate dalla Corte figurano il peggioramento delle condizioni economiche, l’accelerazione della spesa, miglioramenti del saldo primario inferiori alle attese e gli effetti di cassa del Superbonus. Per i magistrati contabili, sulle prospettive del rapporto debito/Pil il quadro non appare rassicurante.

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