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Il Papa: “Chi decide le guerre scelga la pace”

Il Papa: “Chi decide le guerre scelga la pace”

Leone XIV nell’Urbi et Orbi indica il dialogo come unica via. Da Gerusalemme Pizzaballa avverte: “Non basta una tregua”. Mattarella richiama “dialogo e convivenza pacifica”
lunedì, 6 Aprile 2026
3 minuti di lettura

Tra Roma e Gerusalemme, nel giorno di Pasqua, le parole del Papa e del Cardinale Pierbattista Pizzaballa si sono rincorse e incontrate su un punto ben preciso: la pace come scelta concreta, non come formula. Insomma, ieri c’è stato un filo sottile che ha legato la loggia di San Pietro al Santo Sepolcro. E dunque anche nel giorno della Resurrezione di Cristo il ‘piatto forte’ della giornata sono stati, ahinoi, i conflitti sparsi per il pianeta.

Il messaggio Urbi et Orbi di Leone XIV, partito dal cuore del Vaticano davanti a circa 50mila fedeli, è entrato sùbito nel punto della questione: “Chi ha in mano armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace”, le parole del Santo Padre che però non sono sembrate tanto un invito generico, ma davvero una chiamata diretta a chi decide, con una linea chiara da seguire per arrivare all’obiettivo: “Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo. Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo”. Chiaro, comunque, il riferimento soprattutto a quanto sta accadendo in Medio Oriente, dove il fronte sembra allargarsi ad altri attori.

E il Vescovo di Roma nel suo discorso ha anche richiamato quanto successo circa un anno fa, ricordando le parole di Bergoglio proprio nella Pasqua precedente: “Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo”. Una frase, si può dire, diventata storica e che si inserisce in un passaggio più ampio sulla “globalizzazione dell’indifferenza”, una condizione che Prevost ha indicato come rischio concreto, perché l’abitudine alla violenza, la rassegnazione, la distanza emotiva di fronte alle vittime diventano parte del problema.

Doppio piano

Il messaggio di sua Santità si è mosso su un doppio piano: da un lato la dimensione spirituale della Pasqua, ossia il passaggio dalla morte alla vita; dall’altro il richiamo a una responsabilità che riguarda scelte politiche e comportamenti individuali: “Non possiamo continuare a essere indifferenti. E non possiamo rassegnarci al male”, ha proseguito il Papa che ha indicato proprio nella conversione alla pace un passaggio necessario. Per Leone non basta fermare le armi, serve un cambiamento che tocchi le relazioni tra persone e popoli. In questa prospettiva si inserisce anche l’annuncio di una veglia di preghiera per la pace fissata per l’11 aprile a San Pietro.

Da Gerusalemme

Gerusalemme il Cardinale Pizzaballa si è mosso nello stesso solco, ma con uno sguardo che è partito direttamente da una realtà segnata dai combattimenti. La messa di Pasqua al Santo Sepolcro si è svolta, ovviamente, in condizioni legate all’emergenza e al conflitto che coinvolge Israele, Iran e altri attori. E nel suo intervento il patriarca latino non si è limitato a chiedere la fine delle ostilità: “La pace non sia solo una tregua armata”, ha detto, perché comunque esiste il rischio di una pausa che non cambierebbe nulla. Pizzaballa ha descritto una situazione in cui il dolore occupa tutto lo spazio. Morti, distruzione, profughi, tensioni che attraversano società e territori. Ma il punto su cui ha insistito riguarda anche il linguaggio: “Se si de-umanizza l’altro nel linguaggio, il passaggio alla violenza è solo questione di tempo”.

Successivamente il Cardinale ha richiamato la necessità di costruire una prospettiva diversa, che parta anche dal mondo culturale. Servono parole nuove, capaci di aprire spazi e non di chiuderli: “Abbiamo bisogno di nuove idee, di nuove strade”, ha spiegato per indicare una responsabilità che non riguarda solo la politica, ma anche chi produce cultura e comunicazione.
Il richiamo finale si è legato al significato della Pasqua: “Il Risorto non sta dentro le nostre strategie di sopravvivenza. Non è prigioniero delle nostre paure. Ci precede nel coraggio di ricominciare”.

Il messaggio di Mattarella al Pontefice

Da segnalare che ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al Papa in occasione delle festività pasquali, le prime del suo pontificato. Il Capo dello Stato ha sottolineato la necessità, “in tempi complessi e inquieti”, di recuperare “le ragioni del dialogo, della moderazione e della convivenza pacifica”. Nel messaggio Mattarella ha richiamato anche il rischio di una “globalizzazione dell’impotenza”, espressione usata dal Pontefice, e ha auspicato che la Pasqua possa “scuotere dalla rassegnazione” e spingere verso “un’azione concreta” per la pace. Il Presidente ha inoltre indicato il ruolo del Santo Padre come punto di riferimento capace di favorire una cultura di concordia tra i popoli, ribadendo la vicinanza dell’Italia alla Santa Sede.

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