La Francia ha criticato duramente il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, accusando Mosca di invocare il diritto internazionale solo quando conveniente e di violarlo sistematicamente sul campo. La polemica è esplosa dopo le dichiarazioni di Lavrov, che aveva accusato l’Occidente di “minare l’ordine globale” sostenendo l’Ucraina. Il Quai d’Orsay ha replicato con toni insolitamente diretti, affermando che “la Russia non può presentarsi come difensore del diritto internazionale mentre conduce una guerra di aggressione”. Secondo Parigi, le argomentazioni di Lavrov rappresentano un tentativo di ribaltare la narrativa e di legittimare un conflitto che la comunità internazionale continua a considerare illegale.
Fonti diplomatiche francesi sottolineano che l’invasione dell’Ucraina, le annessioni unilaterali e gli attacchi contro infrastrutture civili costituiscono violazioni gravi e documentate delle convenzioni internazionali. La risposta di Parigi non è solo simbolica: arriva in un momento in cui l’Unione Europea sta discutendo nuove misure di pressione contro Mosca, mentre la guerra entra in una fase di logoramento che richiede un rinnovato sforzo diplomatico. La Francia, che negli ultimi mesi ha assunto una posizione più assertiva, vuole evitare che la Russia imponga la propria narrativa nei Paesi del Sud globale, dove Lavrov ha intensificato le visite e i contatti.
La replica francese ha trovato eco anche in altri governi europei, che vedono nelle parole del ministro russo un tentativo di delegittimare il sostegno occidentale a Kiev. Secondo alcuni analisti, la strategia di Mosca punta a presentare la guerra come un conflitto tra blocchi geopolitici, piuttosto che come una violazione della sovranità ucraina. Parigi, invece, insiste sul fatto che la difesa dell’Ucraina non è un atto di ostilità verso la Russia, ma un dovere verso l’ordine internazionale basato sulle regole.





