Peter Thiel é sbarcato a Roma per una serie di convegni e conferenze a porte chiuse. Chi è in qualche modo collegato ai Mass media ha dovuto firmare rigorosi NDA (accordi di riservatezza) per poter partecipare.
Il resto se la è cavata con un gentleman agreement. Una modalità che presuppone una ricognizione sui partecipanti.
Il tema di questo ciclo di incontri non sono gli andamenti di mercato, o le performance digitali, ma un argomento molto più delicato che coinvolge una visione del mondo impregnata di una pseudo religiosità. Il tema centrale è l’Anticristo, la crisi dell’Occidente e il rapporto tra democrazia e tecnologia.
Peter Thiel è un uomo controverso, da una parte fiero oppositore del wokismo, dall’ altra uomo che, parole sue, ritiene la democrazia inadatta a garantire la libertà e che vede l’ umanità come un qualcosa di troppo fragile , mortale. Ritiene che solo attraverso il transumanesimo il futuro la potrà riscattare e infine darle la vittoria sulla morte.
Ora quanto sopra è riduttivo rispetto al pensiero di Thiel che è molto più ampio, ma è sufficiente per capire come lo stesso sia lontano dalla tradizione cattolica.
È il fondatore di Palantir, l’ azienda che con regolari contratti con i governi e le maggiori agenzie (tra cui l’ ICE) è la più potente big tech di aggregazione dati e profilazione.
Dietro questi incontri, probabilmente la ricerca di un nucleo cristiano politico, un Think tank con una visione comune per portare avanti una visione transnazionale di sviluppo.
Il fatto che Thiel decida di dare inizio a questi incontri “segreti” a Roma su invito dell’Associazione Culturale Vincenzo Gioberti, padre del Risorgimento cattolico liberale, lascia però perplessi. È già di per sé un cortocircuito valoriale, visto che Giobertiprefigurava un’Italia unità federale sotto l’autorità del Papa.
La visione di Thiel è fortemente criticata dalla Chiesa Cattolica e nello specifico dal Santo Padre, sia riguardo al trattamento giudicato inumano riservato agli immigrati, sia per la sua inclinazione al transumanesimo. Sia sul piano della necessità di una forte regolamentazione delle nuove tecnologie.
Questo ciclo di incontri è in realtà un atto di presunzione contro la Chiesa di Roma e il tentativo di surrogarsi a un vuoto lasciato dalla stessa dopo la auto dissoluzione della Democrazia Cristiana. La scelta della Santa Sede allora fu di non incoraggiare la nascita di un partito che fosse erede del cattolicesimo democratico.
La formazione di una destra cristiana sui generis che guardi a Washington piuttosto che a San Pietro è una mossa azzardata, quanto audace e avviene a Roma, non per caso, ma perché Roma è il Vaticano.
Thiel porta nel cuore della cristianità una visione che, pur richiamando temi religiosi, si pone in aperta frizione con la tradizione cristiana stessa.
Il suo transumanesimo, la sua sfiducia nella democrazia, la sua idea di un’umanità da superare più che da redimere, configurano un progetto che usa il linguaggio della salvezza ma ne rovescia il contenuto, trasformando la trascendenza in tecnologia e la speranza in ingegneria.
La verità è che questi incontri rappresentano un gesto di sfida allavera visione cristiana, la cui missione apostolica è stata affidata alla Chiesa di Roma e non ad un tecnocrate transumanista.
Politicamente questi incontri perciò vanno letti come semi per generare un contro magistero. Un polo alternativo di elaborazione appunto dottrinale e strategica che, pur richiamandosi a simboli cristiani, ne svuota dall’interno il contenuto.
Ora se io potessi porgere una domanda a Peter Thiel gli chiedereiil senso di proporre un cristianesimo senza Cristo, una escatologia senza grazia, una salvezza senza conversione.





