L’amministrazione statunitense ha cercato di rassicurare gli automobilisti dopo l’impennata dei prezzi del carburante seguita all’escalation militare con l’Iran, con il segretario all’Energia che ha definito l’aumento “temporaneo” e destinato a rientrare “prima che passi troppo tempo”.
Le dichiarazioni arrivano mentre il costo della benzina negli Stati Uniti ha superato i 3,20 dollari al gallone, il livello più alto dall’inizio del conflitto, e mentre il prezzo del petrolio ha registrato la sua crescita settimanale più rapida dal 1983. Secondo il Dipartimento dell’Energia, l’attuale pressione sui mercati è legata soprattutto alle interruzioni nelle forniture e alle difficoltà logistiche nel Golfo Persico, dove le rotte marittime restano parzialmente bloccate.
Il segretario ha ribadito che il governo sta valutando misure per contenere i costi, mentre la Casa Bianca è sotto crescente pressione politica per mitigare l’impatto sui consumatori. Altri funzionari hanno sottolineato che, anche nello scenario peggiore, la fase di prezzi elevati dovrebbe durare “settimane, non mesi”, insistendo sul fatto che l’obiettivo strategico resta quello di “defangare” l’Iran e ridurre la sua capacità di minacciare la regione. Nonostante le rassicurazioni, l’aumento dei prezzi sta già avendo ripercussioni sull’economia statunitense, con mercati finanziari instabili e timori di un rallentamento della crescita.
Gli analisti avvertono che la durata e l’intensità del conflitto saranno determinanti: un’escalation prolungata potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i costi dell’energia, mentre un rapido allentamento delle tensioni potrebbe riportare i prezzi su livelli più gestibili. Per ora, il governo punta a contenere l’impatto immediato, mentre gli americani osservano con crescente preoccupazione l’evolversi della crisi.





