Oggi, a Roma, il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia e l’Unicef hanno firmato un Protocollo d’Intesa della durata di 2 anni con l’obiettivo di rafforzare la promozione e la tutela dei diritti nonché il benessere e l’inclusione delle persone di minore età coinvolte nei procedimenti di giustizia minorile.
Erano presenti alla firma: Antonio Sangermano, Capo Dipartimento del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della giustizia, Nicola dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio Unicef Ecaro della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia e per l’Unicef Italia: il Presidente Nicola Graziano, il Direttore generale Paolo Rozera e la Special Advisor per la Giustizia Minorile Elisabetta Garzo.
“È fondamentale promuovere una cultura multidisciplinare, orientata alla «presa in carico» integrale dei minorenni del circuito penale.
Una cultura che riconosca quale suo epicentro il preminente interesse del minore e la “vulnerabilità” quale componente intrinseca e consustanziale alla fase di strutturazione psico‑fisica tipica della giovinezza e dell’adolescenza.
Diventa centrale garantire un equilibrio equo e simmetrico tra il pieno riconoscimento dei diritti e l’adempimento dei doveri, affinché il percorso rieducativo possa realmente favorire il reinserimento sociale.
Il Protocollo si inserisce precisamente in questa visione: esso mira a rendere il minore protagonista attivo di un processo di responsabilizzazione e di reinserimento sociale, rafforzando l’approccio minorilista, che pone al centro la personalità e i bisogni evolutivi del minore, prima ancora del fatto-reato”, ha dichiarato Antonio Sangermano, Capo Dipartimento del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della giustizia.
Giusta direzione
“Questo Protocollo va nella giusta direzione di rendere concreta l’applicazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e del suo principio cardine: il diritto del minorenne a che il proprio superiore interesse sia tenuto in primaria considerazione, senza alcuna discriminazione.
Per molti ragazzi questa presa in carico in ambito penitenziario rappresenta non la ‘seconda’, ma la ‘prima’ opportunità, per questo vanno potenziate le misure per la reintegrazione sociale, ascoltando e facendo partecipare i ragazzi stessi, grazie ad un lavoro in rete a livello nazionale come locale, valorizzando le migliori prassi e realizzando una formazione iniziale e continua di tutto il personale a diverso titolo coinvolto”, ha sottolineato Nicola Graziano, Presidente dell’Unicef Italia.
“La giustizia minorile è uno snodo decisivo per la tutela dei diritti, un ambito in cui le istituzioni hanno l’opportunità di dimostrare la loro massima capacità di protezione. Questo protocollo si fonda su un’idea semplice: ogni ragazza e ogni ragazzo, anche nei percorsi più complessi, va supportato e protetto.
Investire su competenze, ascolto qualificato e risposte integrate significa trasformare una situazione di vulnerabilità in opportunità di crescita, costruendo percorsi di inclusione. È così che il principio del superiore interesse del minorenne può trovare applicazione concreta” – Nicola dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale della risposta a favore minorenni migranti e rifugiati in Italia.
Gli obiettivi
In particolare, il Protocollo prevede di promuovere e realizzare attività di sensibilizzazione sui temi legati alla condizione dei minorenni ospiti degli Istituti Penali e in carico agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni; promuovere un programma di sviluppo delle competenze professionali rivolto agli Istituti Penali per i Minorenni, con l’obiettivo di potenziare la capacità di presa in carico dei minorenni da parte delle equipe socio-educative e delle forze dell’ordine; avviare iniziative congiunte volte all’individuazione di strumenti e progettualità utili al raggiungimento di obiettivi comuni in materia di educazione civica dei minorenni e dei giovani sottoposti a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e collaborare all’elaborazione di strumenti – anche di natura didattica e scientifica – volti a rafforzare l’efficacia delle misure rieducative della pena e a ridurre il tasso di recidiva tra i più giovani; rafforzare l’attenzione ai gruppi più vulnerabili e le competenze dei professionisti coinvolti nella presa in carico dei minorenni, promuovendo il principio di non discriminazione, con particolare attenzione ai gruppi più svantaggiati – quali le minorenni, i minorenni stranieri non accompagnati, i rom e i sinti – e alle vulnerabilità specifiche, comprese quelle connesse a traumi, violenze (anche di genere) e tratta di esseri umani, al fine di garantire interventi qualificati, integrati e adeguati alle esigenze dei minorenni: adottare pratiche permanenti di ascolto specializzato e qualificato e misure di protezione e tutela dei minorenni in ogni fase del procedimento.





