domenica, 28 Novembre, 2021
Società

Bonomi (Confindustria): “Riformare ammortizzatori sociali e sostegno alle imprese produttive”

Tutti con il presidente Mattarella e tutti con il premier incaricato di formare il nuovo Governo, Draghi ma le scelte sono ancora tutte da fare. Tra i “Sì” che contano quello di Confindustria che indica progetti e riforme per rilanciare l’economia e il lavoro. Un percorso non semplice che prevede un impegno corale tra forze sociali, istituzioni e partiti.

Finora ogni via libera dato al presidente incaricato appare condizionato da scelte che sono indicate tutte come prioritarie. Nel caso degli industriali le indicazioni non sono da poco ma hanno il pregio di essere concrete. “Abbiamo bisogno”, sottolinea Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, “di una riforma radicale degli ammortizzatori sociali e di politiche attive del lavoro efficaci, non solo imperniate sui centri pubblici per l’impiego. Sono due riforme che vanno insieme”. Ammortizzatori sociali e tagli degli interventi a pioggia o giudicati improduttivi come il reddito di cittadinanza, sono nel mirino della Confederazione, ma gli stessi strumenti economici sono nel cuore dei sindacati. Seguendo il ragionamento istituzionale degli industriali l’appoggio al presidente della Repubblica è totale. “Ci siamo trovati di fronte a una situazione sconcertante. E proprio nel cuore di una crisi gravissima. Mi ritrovo perfettamente nelle parole del Presidente della Repubblica”, sottolinea Carlo Bonomi auspicando a Mario Draghi una rapida dirittura d’arrivo. “Stiamo vivendo tre emergenze contemporaneamente: sanitaria, sociale ed economica. L’incarico a Draghi mi è sembrato una scelta saggia”. Per Bonomi, inoltre, Draghi, “ha le qualità che da tempo auspicavo: una persona seria, competente, autorevole ed efficace. Alla politica noi abbiamo sempre chiesto un metodo di lavoro. Abbiamo sperato di poterci confrontare con persone serie, autorevoli, competenti”. Naturalmente poi ci sono i problemi da affrontare, il presidente di Confindustria è chiaro nel togliere di mezzo alcune indiscrezioni che volevano gli industriali parteggiare per alcuni esponenti dell’ex governo Conte.

“Di fronte allo spettacolo di totale caos che stavano dando i partiti, ho richiamato la necessità di difendere l’importanza del Mef”, sottolinea Bonomi, “Ho personalizzato la questione con il nome del Ministro perché i partiti avevano aggirato il Mef anche nell’impostazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono rimasto sorpreso dalle reazioni a queste mie affermazioni. Sono state scambiate per un sostegno a parti della maggioranza che Confindustria e io per primo non abbiamo mai fatto”. Il capitolo riforme presentate dagli industriali è ampio.

“Abbiamo sempre pensato fosse necessario combattere la povertà ma è sotto gli occhi di tutti che il reddito di cittadinanza come strumento per favorire la ricerca di un lavoro ha fallito”, osserva Bonomi indicando nuove strategie per il rilancio dell’economia e del lavoro.

“Abbiamo bisogno di una riforma radicale degli ammortizzatori sociali e di politiche attive del lavoro efficaci, non solo imperniate sui centri pubblici per l’impiego”, fa presente il leader degli industriali, “Sono due riforme che vanno insieme. A luglio abbiamo presentato una nostra proposta al Governo. Ma non se ne è mai fatto nulla”. Un disimpegno che irrita gli industriali che invece sollecitano tempi brevi e iniziative incisive.
“Dobbiamo cambiare la filosofia: è difficile immaginare di mantenere il lavoro dove era e come era in un mondo che cambia”, osserva il presidente degli industriali, “E contemporaneamente tutelare le persone, formandole perché abbiano la capacità di modificare la loro professionalità. Ma per ottenere il risultato bisogna modificare vecchie norme. Come quella che impedisce la formazione a chi si trova in cassa integrazione”. Le cose da rivedere per gli industriali sono diverse ma con alcune priorità, “Abbiamo sempre avvertito che Quota 100 avrebbe creato problemi di sostenibilità del debito pubblico e aggravato l’ingiustizia verso i più giovani. L’idea che pensionando in anticipo i più anziani si creassero nuovi posti di lavoro non è fattibile. Le imprese, in particolare il settore manifatturiero, hanno fatto la loro parte”. Infine il tema più controverso sul quale bisognerà fare una sintesi che dia accettabile da più versanti.

“Il rimbalzo del Pil nel terzo trimestre 2020 è dovuto proprio ai risultati dell’industria manifatturiera. Oggi c’è il blocco dei licenziamenti. Ma quando quel blocco finirà? Quanti perderanno il posto di lavoro?”, sottolinea ancora Bonomi con preoccupazione, “All’inizio della pandemia eravamo in emergenza ed era naturale adottare un intervento di natura emergenziale come il blocco, che peraltro non è stato adottato in nessun altro Paese occidentale, nonostante il blocco dall’inizio della pandemia abbiamo comunque perso oltre 600 mila posti di lavoro. Nessuno vuole fare macelleria sociale. Dobbiamo invece graduare l’uscita dal blocco prolungando la cassa Covid per le aziende in gravi difficoltà ma togliendo i vincoli alle altre. Unendo nuovi ammortizzatori e nuove politiche entrambi volti all’occupabilità.

La necessità di profonde riforme strutturali diventa ancora più urgente a fronte dell’opportunità storica offerta dal Recovery fund europeo”. Sui fondi, su come saranno spesi, per quali progetti e prospettive sono i nodi che Confindustria invita a sciogliere non nascondendo la delusione per come sono andate finora le cose.

“Il documento per il Recovery era completamente da riscrivere. Non si capiva chi dovesse gestire i fondi”, sottolinea con disappunto il presidente degli industriali, “E non c’erano obiettivi precisi su riforme essenziali. Senza ristrutturare a fondo la nostra pubblica amministrazione non riusciremo mai a spendere 200 miliardi di euro in 6 anni. In media ce ne mettiamo 15 a realizzare le opere di valore superiore ai 100 milioni. Dobbiamo riformare pubblica amministrazione, giustizia e lavoro. A cui si aggiunge la necessità di una importante revisione dell’impianto fiscale italiano”. Sulla questione caldissima del fisco e dell’evasione Confindustria non si tira indietro nel dare le sue indicazioni.

“L’agenzia delle entrate stima la maggiore evasione su Iva e Irpef, non su Ires e Irap delle imprese e indica i settori e le parti d’Italia su cui intervenire”, rileva il Presidente Bonomi.

“Non è l’industria manifatturiera che evade le tasse. Anzi. Il lavoro sopporta gran parte del carico fiscale nazionale. È invece utile una revisione generale delle disparità di prelievo da reddito da lavoro o da capitale. Noi”, conclude il presidente di Confindustria, “siamo favorevoli anche a rivedere deduzioni e detrazioni oggi esistenti, ma a patto che le risorse recuperate vadano a investimenti produttivi e non a maggior spesa corrente. Sono altre le categorie produttive che evadono”.

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