giovedì, 22 Ottobre, 2020
Agricoltura
Economia

Tasse da pagare. Coldiretti: fisco più leggero per imprese agricole che assumono lavoratori

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Un po’ meno fisco in agricoltura ma rimangono per le imprese (non solo quelle agricole) tutti i versamenti da fare che metteranno a dura prova commercialisti e datori di lavori. Il taglio è scattato ieri 16 settembre, il
costo del lavoro in agricoltura sarà un po’ più leggero con l’esonero dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura. Lo rende noto la Coldiretti in riferimento al “tour de force” del fisco per imprese e professionisti, che si troveranno in questi giorni a dover onorare 187 versamenti secondo l’Ufficio studi economico della Cgia di Mestre.

“Le imprese agricole più duramente colpite dall’emergenza covid godranno però”, ricorda la Coldiretti, “almeno dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, ora convertito in legge, e non dovranno pagare un importo complessivo di 426 milioni per il settore grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova”. Per Coldiretti dopo tante notizie negative e i gravi danni subiti dall’agricoltura per un insieme di concause: Covid, cambiamenti climatici e avversità normative Ue, una buona notizia che fa coraggio alle imprese.

“Un risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy in una situazione in cui in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività secondo l’indagine Coldiretti/Ixe'” osserva con un filo di ottimismo il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare “il valore strategico della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

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