L’empatia, tradizionalmente considerata una virtù civica e religiosa, sta diventando negli Stati Uniti un tema sempre più divisivo. Secondo una recente indagine condotta dal Public Religion Research Institute (PRRI), una parte consistente degli americani continua a considerarla un valore fondamentale per la convivenza sociale, ma emerge una significativa eccezione all’interno del panorama religioso: i protestanti evangelici bianchi.
Il sondaggio evidenzia infatti che questo gruppo è l’unico grande segmento religioso nel quale la maggioranza degli intervistati ritiene che l’empatia possa diventare pericolosa qualora allontani la società da quelli che vengono considerati i principi della verità divina.
Negli ultimi anni il concetto stesso di empatia è entrato nel mirino di numerose figure conservatrici, sia religiose sia laiche. Alcuni esponenti sostengono che un eccesso di immedesimazione nelle difficoltà altrui possa portare a decisioni politiche influenzate più dalle emozioni che da principi morali, legali o di sicurezza. Il tema è emerso in particolare nelle discussioni su immigrazione, giustizia sociale e diritti delle minoranze.
I dati raccolti mostrano un netto contrasto rispetto al resto della popolazione religiosa. Tra protestanti storici, cattolici ispanici, ebrei, membri di altre confessioni e cittadini senza appartenenza religiosa, l’empatia viene generalmente percepita come un elemento essenziale per costruire una società sana e coesa. In molti di questi gruppi il consenso supera ampiamente i due terzi degli intervistati.
La differenza appare ancora più marcata sul piano politico. Democratici e repubblicani mostrano visioni profondamente diverse sul ruolo dell’empatia nella vita pubblica. Per una larga maggioranza degli elettori democratici rappresenta una base indispensabile per la convivenza democratica, mentre tra gli elettori repubblicani il sostegno risulta sensibilmente inferiore.





