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Mattarella: “Le morti sul lavoro sono un’emergenza nazionale. La sicurezza non è un costo”

Il Capo dello Stato chiede controlli rigorosi e denuncia i rischi legati ad appalti e subappalti. Gribaudo: “Basta promesse, serve un Patto tra istituzioni e parti sociali”
mercoledì, 21 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

«Gli infortuni e le morti sul lavoro rappresentano una delle emergenze più gravi del nostro Paese». Sergio Mattarella è tornato a richiamare l’attenzione su una ferita che continua a colpire famiglie e comunità, spesso per il mancato rispetto di regole che dovrebbero proteggere la vita delle persone. Il Presidente della Repubblica chiede controlli rigorosi, formazione e responsabilità lungo tutta la filiera produttiva. Soprattutto, respinge l’idea che la sicurezza possa essere sacrificata per risparmiare tempo o denaro: «Non può essere considerata un costo da contenere né un adempimento formale», scrive nel messaggio inviato agli Stati Generali Salute e Sicurezza sul Lavoro, inaugurati alla Camera e letto dalla presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia Chiara Gribaudo. Il Capo dello Stato ha richiamato le conseguenze di ogni incidente mortale, che lascia «un segno profondo nelle famiglie e nelle comunità, per sempre private di una parte di sé». Poi ha indicato alcune delle criticità che continuano a mettere a rischio chi lavora: «Troppo spesso, il risparmio economico e la fretta operativa prevalgono sulla tutela delle persone», ha detto, con particolare riferimento ai settori nei quali la frammentazione di appalti e subappalti può rendere più difficile il rispetto delle norme e l’individuazione delle responsabilità.

Per Mattarella non basta intervenire dopo un incidente. Occorre rafforzare la prevenzione, assicurare verifiche efficaci e investire nella preparazione dei lavoratori. Anche le nuove tecnologie possono offrire strumenti utili, purché la protezione delle persone resti una priorità in ogni fase dell’attività produttiva.

I rischi che cambiano con il lavoro

Il Presidente ha allargato poi lo sguardo alle trasformazioni che attraversano il mondo dell’occupazione. Digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e nuove forme di impiego modificano le condizioni nelle quali milioni di persone svolgono le proprie mansioni. Accanto ai pericoli tradizionali emergono quelli legati a carichi eccessivi, orari prolungati e precarietà. Mattarella ha citato i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, secondo cui ogni anno nel mondo oltre 840mila persone muoiono per problemi di salute associati a questi fattori. Un numero che impone di guardare alla sicurezza non soltanto come protezione dagli incidenti, ma come tutela complessiva della salute.

È su questo punto che il richiamo del Quirinale assume il significato più ampio: la dignità delle persone deve venire prima delle esigenze economiche e organizzative. Un principio che, nelle parole del Presidente, deve diventare «il presupposto irrinunciabile di ogni scelta sul lavoro».

“Dopo il cordoglio si passa ad altro”

A raccogliere l’appello è stata Chiara Gribaudo, che all’apertura degli Stati Generali ha denunciato un meccanismo ormai ricorrente: «Troppo spesso il riflettore si accende sulla sicurezza sul lavoro soltanto davanti all’ennesima tragedia: il cordoglio, qualche intervista, una promessa e poi si passa ad altro». È proprio questa successione di reazioni e silenzi che la Presidente della Commissione d’inchiesta vuole interrompere. Le giornate di confronto alla Camera, ha aggiunto, devono servire ad analizzare ciò che non funziona e a costruire proposte capaci di incidere sulle condizioni reali di chi lavora: «Non basta un provvedimento, una carta burocratica sistemata bene o un servizio televisivo: serve un cambio di passo».

Per Gribaudo si tratta di un’emergenza sistemica, che richiede un nuovo Patto tra istituzioni e parti sociali. Un impegno che non può esaurirsi nelle dichiarazioni, ma deve tradursi in responsabilità precise e risultati verificabili.

Il diritto alla giustizia per le famiglie

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato ai familiari delle vittime, dal confronto con i quali è nata una proposta di legge a prima firma Gribaudo, sottoscritta da tutte le forze politiche e approdata ieri all’esame dell’Aula. Il testo prevede il gratuito patrocinio, indipendentemente dal reddito, per le persone rese totalmente inabili a causa di reati commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e per i familiari di chi ha perso la vita. L’obiettivo è garantire l’assistenza legale a spese dello Stato a chi ha subito le conseguenze più gravi di queste violazioni: «Dietro numeri indegni ci sono persone», ha ricordato Gribaudo. Da qui la richiesta di un’assunzione di responsabilità che coinvolga tutti: le imprese attraverso investimenti e attenzione alle condizioni di lavoro, i sindacati con la rappresentanza e la vigilanza, i dipendenti attraverso la possibilità concreta di segnalare i pericoli. Alla politica il compito di assicurare che le tutele previste trovino effettiva applicazione.

“Chi esce di casa deve poter tornare la sera”

Il confronto alla Camera ruota attorno a una questione che Gribaudo ha riassunto nella qualità del lavoro. Non basta avere norme, se poi la loro applicazione non viene verificata. E non è sufficiente richiamare la responsabilità delle imprese senza creare le condizioni perché chi individua un rischio possa denunciarlo. La Presidente della Commissione ha chiesto che dagli Stati Generali escano impegni concreti, dei quali istituzioni e parti sociali siano chiamate a rispondere. È il passaggio dalle parole ai fatti che, nelle intenzioni dell’iniziativa, deve dare un senso alle giornate di studio.

La conclusione torna alle persone, prima ancora che alle norme e ai controlli: «Chi saluta i propri cari per andare al lavoro deve poter tornare a casa la sera».

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