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Nessuna rivendicazione, la violenza come spettacolo

martedì, 20 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Disordini e violenze dei giovani/issimi

Di fronte ai disordini, alle devastazioni e agli episodi di teppismo che si sono ripetuti nelle nostre città, ci interroghiamo sulla questione giuridico-politica, sul diritto a manifestare sulle spiegazioni del perché ci possono essere manifestazioni legittime per le difficoltà economiche, il disagio sociale etc. mentre qua ci troviamo di fronte a ben altro e diverso.

Quando si rompono vetrine, si saccheggiano negozi e si incendiano oggetti senza che emerga una rivendicazione riconoscibile, dobbiamo porci una domanda diversa: siamo sempre di fronte a una protesta degenerata oppure, in alcuni casi, la distruzione diventa essa stessa lo scopo?

Il paragone con le proteste dei lavoratori è significativo. Chi manifesta contro il caro vita, il costo del carburante o la perdita del potere d’acquisto porta generalmente una rivendicazione e cerca un risultato concreto. La violenza gratuita, invece, può non avere alcun obiettivo materiale o politico. Può trovare la propria ricompensa nell’eccitazione, nella trasgressione e nella possibilità di sentirsi, per una volta, protagonista.

È qui che dobbiamo trovare la vera chiave di lettura ancora poco esplorata.

Il bisogno di esserci.

Immaginiamo un ragazzo che vive la propria quotidianità senza sentirsi particolarmente importante, ascoltato o riconosciuto. All’improvviso si trova in mezzo a una folla, dove il rumore, il rischio e la trasgressione producono un’intensità del tutto diversa da quella della sua vita ordinaria.

Rompe qualcosa, partecipa a un saccheggio, filma una scena di violenza o si unisce a chi affronta le forze dell’ordine. Per qualche istante non è più uno spettatore anonimo: è qualcuno che agisce, che sfida, che viene guardato.

La devastazione può diventare così una forma distorta di autorappresentazione. Non costruisco qualcosa per dimostrare il mio valore: compio un gesto estremo per costringere gli altri a guardarmi.

Per anni il giovane può aver assistito a scene di aggressività, distruzione e trasgressione attraverso il cinema, le serie televisive e i contenuti digitali mentre nellastrada, può passare dal ruolo di spettatore a quello di protagonista. E, grazie allo smartphone, può persino diventare il regista e il distributore delle immagini della propria impresa.

Non significa che il cinema o i social producano automaticamente violenza ma bisogna interrogarsi sui modelli di successo, sul consumismo frustrante, sul potere e riconoscimento che circolano nella nostra cultura e sulle condizioni in cui alcuni giovani possono trasformarli in comportamenti reali.

La cultura dell’eccesso e del consumismo “griffato”.

Una cultura dell’eccesso e dell’apparenza che obbliga i più fragili a essere visibili a essere notati, far parlare di sé, provocare una reazione: tutto può diventare una forma di successo, anche quando il contenuto del gesto è distruttivo.

Nei reality e nei film il conflitto, l’umiliazione, l’aggressività e l’eccesso vengono rappresentati come strumenti per conquistare attenzione e nei social, un comportamento estremo può essere ripreso, condiviso e trasformato in una dimostrazione pubblica di audacia e diventare “virale”.

Non è corretto attribuire a film, fiction, reality o pubblicità la responsabilità diretta dei disordini ma è palese la loro influenza culturale e se il prestigio viene associato alla capacità di intimidire, sfidare ogni limite e compiere gesti estremi, la distruzione può diventare, per alcuni gruppi, una prova di appartenenza e una forma di riconoscimento.

Prime, seconde terze generazioni.

Scusatemi ma li considero, ormai, termini ormai di “moda” e tutte definizioni utilizzate per spiegare fenomeni di disagio e violenza.

Le origini familiari e culturali possono essere rilevanti, ma non sono una spiegazione automatica dei comportamenti. Se ragazzi provenienti da contesti diversi finiscono per partecipare agli stessi disordini, ciò che li accomuna in quel momento sono il bisogno di appartenenza, la ricerca di adrenalina, il desiderio di notorietà a cui aggiungiamo, poi, collateralmente, il disagio economico di alcuni che sfocia anche nel saccheggio o nella devastazione.

Quindi, occorre chiedersi quale rapporto i giovani abbiano con i limiti, con la frustrazione e con la responsabilità personale. Occorre capire perché, in determinati gruppi, la trasgressione venga premiata e il rispetto delle regole possa apparire un segno di debolezza e bisogna anche interrogarsi sulla sufficienza delle opportunità che la società offre per conquistare riconoscimento attraverso esperienze costruttive: il lavoro, lo sport, la cultura, l’associazionismo, la partecipazione e la possibilità di sviluppare competenze reali.

Chi vogliamo che diventino i nostri giovani ?

La vera sfida è educativa e culturale, è di cominciare a operare una graduale sostituzione di “tossine” pubblicitarie che provocano frustrazioni e smarrimento con messaggi positivi e costruttivi, sostituire interessi con “valori”….un ritorno alla sobrietà, all’equilibrio dei comportamenti sui quali famiglia, scuola e società devono fare la loro parte.

La famiglia cardine della nostra comunità umana e primo luogo in cui si imparano il rispetto, la responsabilità e il senso del limite, la scuola che oltre a trasmettere conoscenze aiuti a formare persone capaci di pensare criticamente, a gestire una propria frustrazione, a rispettare gli altri e, soprattutto, a insegnare a leggere i messaggi dei media, a interrogarsi sui modelli di successo proposti e a comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Infine, c’è la società degli adulti, che non può chiedere ai giovani sobrietà mentre premia l’ostentazione, invocare il rispetto mentre celebra la prepotenza e condannare gli eccessi mentre li trasforma in spettacolo.

È tutto qui il problema dei disordini ed è questo un corretto e concreto approccio per valutarne cause e radici ed è anche qui la traccia per una prima costruttiva risposta.

Roberto Salerno

Roberto Salerno

Riservista dal 2006 dello Tsahal

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