Un quarto di secolo trascorso a raccontare le trasformazioni del lavoro e della rappresentanza in Italia. Per celebrare i 25 anni del Diario del lavoro, la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, a Piazza di Pietra, a Roma, ha ospitato una tavola rotonda con i vertici dei sindacati confederali e del mondo datoriale. Ad aprire il confronto sulle prospettive della trattativa unitaria è stato il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, che ha sottolineato il clima positivo: “Pur rappresentando realtà diverse, è emersa una presa di coscienza sulla necessità di intervenire sul sistema delle relazioni industriali, condividendo il principio per cui il lavoro non debba diventare uno strumento su cui scaricare la competizione”. Per Bombardieri occorre correggere le distorsioni prodotte dalla proliferazione dei contratti pirata e archiviare la concorrenza al ribasso: «A parità di mansione non si può essere pagati in modo diverso in base all’associazione datoriale di appartenenza».
Fumarola: più partecipazione e formazione continua
La segretaria generale aggiunta della CISL, Daniela Fumarola, ha richiamato il valore della concertazione, indicando nella capacità di dialogo tra le parti un metodo da recuperare per affrontare le sfide attuali. Al centro, la persona e la necessità di rafforzare la contrattazione decentrata e la partecipazione nei luoghi di lavoro, strumenti fondamentali anche per governare le trasformazioni legate all’intelligenza artificiale. Per sostenere salari e pensioni, Fumarola ha indicato la lotta all’evasione fiscale e l’ipotesi di un prelievo sui grandi patrimoni o sui redditi improduttivi. Altrettanto decisiva la formazione continua, da garantire come diritto universale a tutti i lavoratori.
Landini: fermare la concorrenza al ribasso
Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha richiamato le radici del sindacalismo confederale, «fondato sull’unirsi per impedire che le persone che lavorano debbano farsi concorrenza tra loro». Il confronto con il 1993, quando i contratti nazionali depositati erano poco più di 150, rispetto agli oltre mille censiti oggi dal CNEL, evidenzia la portata del fenomeno. Una larga parte di questi accordi è sottoscritta da soggetti privi di effettiva rappresentatività, alimentando una competizione che danneggia lavoratori, imprese e sistema economico. Landini ha sottolineato la novità del percorso avviato: una piattaforma unitaria di CGIL, CISL e UIL dialoga con tredici associazioni imprenditoriali per definire un nuovo accordo quadro e contrastare la diffusione dei contratti pirata.
Lusetti: senza un accordo, le contraddizioni esploderanno
Il vicepresidente di Confcom con delega alla Contrattazione, Mauro Lusetti, ha aperto il proprio intervento rendendo omaggio ai 25 anni del Diario del lavoro, sottolineando il valore culturale, di ricerca e divulgazione della rivista. “Il lavoro che stiamo facendo oggi è un lavoro di rammendo”, ha spiegato, evidenziando la complessità di un confronto che coinvolge tredici organizzazioni rappresentative di realtà differenti, dalla cooperazione all’artigianato, dal commercio ai servizi. La disponibilità a restare al tavolo, attraverso consenso, mediazione e comprensione delle ragioni altrui, rappresenta per Lusetti un segnale di fiducia. Centrale anche il tema dell’autonomia delle parti sociali: scegliendo di autoregolamentarsi senza ricorrere a una delega alla politica e al Governo, le organizzazioni si assumono una responsabilità rilevante.
Misurare la rappresentatività per superare il dumping
Il primo punto condiviso, ha precisato Lusetti, riguarda la necessità di misurare la rappresentatività effettiva delle organizzazioni, anche attraverso una definizione coerente dei perimetri contrattuali. Le imprese devono riconoscere nelle proprie associazioni interlocutori capaci di sostenerne la crescita e di rappresentarle credibilmente davanti alle istituzioni, non soggetti in grado di offrire soltanto contratti meno costosi e con meno diritti. “Non posso fare competizione sui diritti dei lavoratori o al ribasso sul piano contrattuale”, ha affermato. Il dumping contrattuale e la concorrenza sleale, ha concluso, “inquinano il mercato”. Considerare marginale il fenomeno dei contratti pirata sarebbe un errore: senza un accordo generale, le contraddizioni finirebbero per ricadere sui singoli contratti di settore. La riuscita della trattativa, secondo Lusetti, si misurerà anche dalla capacità di evitare questo scenario e di costruire regole condivise a tutela della qualità del lavoro e della corretta concorrenza tra le imprese.





