La vita da adulti è complessa, stressante e meno glamour di come la si immaginava da bambini, soprattutto nell’epoca in cui viviamo. Ecco perché, ovunque ci giriamo, che sia su Internet o nella vita vera, troviamo richiami a un’adolescenza che molti rimpiangono o ricordano con nostalgia.
Il mercato è saturo di prodotti audiovisivi, giocattoli e oggetti di cancelleria che richiamano la fine degli Anni ’90 e gli anni che vanno dal 2000 al 2010 circa. Inoltre, da tre anni in Italia si svolgono due eventi, il «Teenage Dream Party» e «Maledetta Nostalgia – La festa senza vergogna», un misto tra concerto e serata in discoteca dove si canta, balla e ci si diverte a tempo di tormentoni Anni ‘80, ‘90 e 2000, sigle di cartoni animati e canzoni di film e di serie di Disney Channel, come «High School Musical», «Camp Rock» e «Hannah Montana».
Due manifestazioni diverse, ma complementari, che contribuiscono a creare uno spazio e un tempo in cui scordarsi momentaneamente del presente per tornare a un periodo della vita in cui tutto era più semplice e più desiderabile. Il «Teenage Dream Party» è uno show incentrato sulle esibizioni dal vivo, con ballerini che ricreano le coreografie dei film. Al contrario, «Maledetta Nostalgia» è costruito come un vero e proprio dj set. Il successo che stanno riscuotendo è evidente, tanto che il «Teenage Dream Party» nel 2024 ha portato il proprio spettacolo in giro per l’Europa e, in alcune tappe italiane della tournée sono stati ospitati anche Corbin Bleu, Lucas Grabeel e Bart Johnson, interpreti dei film di «High School Musical», e Brenda Asnicar e Laura Esquivel, protagoniste de «Il Mondo di Patty».
Cosa si nasconde dietro questo bisogno
Viene spontaneo domandarsi cosa spinga persone di età compresa tra i 25 ai 45 anni a frequentare questi eventi. Per rispondere a questa domanda, attraverso un sondaggio su Instagram, abbiamo raccolto alcune testimonianze. Le risposte sono state diverse, ma tutte concordavano su alcuni punti chiave. Si frequentano queste serate per nostalgia, per ricostruire la propria identità, perché si rimpiange la perdita dell’innocenza, per combattere le crisi dell’età adulta e i disagi della nostra epoca. Soprattutto, però, si partecipa a questi spettacoli per condividere un momento di svago con persone che hanno vissuto aspetti culturali simili, creando una liberazione emotiva dai pesi cui veniamo sottoposti ogni giorno.
Secondo la psicologa clinica Allegra Diamanti, vivere in compagnia queste esperienze riattiva il senso di appartenenza a un gruppo anche a livello evolutivo: «Per noi esseri umani è importantissimo far parte del gruppo. Il senso di appartenenza è proprio la soddisfazione di un bisogno prettamente umano». Attraverso tali eventi, quindi, si recupera il nostro «bambino interiore» e si ricorda un periodo percepito come più felice e spontaneo. Per qualche ora si dimenticano le difficoltà legate al raggiungimento dell’indipendenza economica e della realizzazione personale, ma anche i conflitti, le crisi climatiche, economiche e politiche che scuotono il mondo contemporaneo.
Il lato psicologico
A livello psicologico, sempre secondo la dottoressa Diamanti, quando si ascolta una canzone o si guarda un film o una serie del passato si riattivano le memorie associate alle emozioni vissute in quel momento: «Ascoltare una canzone non è un momento neutro, spesso ci riattiva dei ricordi e ci può riportare al momento in cui abbiamo ascoltato per la prima volta quel brano, come se anche il nostro corpo ritornasse lì».
Seppur in maniera minore al sondaggio hanno risposto anche persone che si sono dichiarate contrarie a questo tipo di eventi, sostenendo che è necessario andare avanti. Alcuni hanno, inoltre, criticato quello che considerano un eccessivo attaccamento all’infanzia e adolescenza. In effetti il rischio esiste, la nostalgia costante di un tempo lontano, spesso idealizzato come puro e innocente, può impedire di vivere il «qui e ora» in maniera concreta. Anche la psicologa ricorda che: «È chiaro che questa nostalgia può impedirci di vivere nel modo migliore il presente», pur sottolineando che è sbagliato generalizzare e attribuire la colpa alla nostalgia: «È una generalizzazione dire che è colpa della nostalgia. Tutto ciò dipende, infatti, dagli strumenti che abbiamo, dalla tipologia di personalità che abbiamo sviluppato, dalle esperienze compiute e da chi siamo oggi».
Nostalgia come rifugio
E così «Teenage Dream Party» e «Maledetta Nostalgia – La festa senza vergona» si inseriscono in un fenomeno culturale più ampio che mostra quanto Millennials e Gen Z sentano il bisogno di tornare a ciò che li ha fatti stare bene e che consente loro di allontanare, anche solo per poco, lo stress della quotidianità. Si ritorna all’analogico, al vintage, ai vecchi film e alle canzoni che hanno accompagnato la crescita di intere generazioni. Per la Diamante questo atteggiamento dipende anche dalla fase della vita che si sta attraversando: «Ci sono dei periodi evolutivi nel corso dell’esistenza degli esseri umani in cui si riscontra una certa malinconia e uno sguardo rivolto al passato. Questo perché ci si ritrova ad annaspare nella costruzione del futuro». In questo senso il successo di tali manifestazioni sembra raccontare il bisogno di trovare strumenti emotivi per affrontare l’incertezza che regna sovrana oggi.
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