Non sono di certo notizie positive: tre italiani risultano ancora dispersi in Nepal, dove il bilancio delle inondazioni continua a salire e resta alto il rischio di una nuova emergenza. A Kathmandu è arrivata intanto la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina insieme al personale dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi, inviati su indicazione del Ministro degli Esteri Antonio Tajani per rafforzare l’assistenza ai connazionali e raccogliere informazioni sui tre italiani dei quali non si hanno ancora notizie. Il personale italiano lavora insieme al Consolato onorario d’Italia a Kathmandu e in raccordo con le autorità locali. Le verifiche si concentrano soprattutto nelle aree colpite dalla frana al confine tra Nepal e regione tibetana cinese, dove la situazione resta instabile.
La Farnesina ha poi invitato gli italiani presenti o diretti nella zona alla massima prudenza. La raccomandazione è di evitare le aree interessate dal disastro, in particolare il valico di Gyirong, nella prefettura di Shigatse, e di seguire con attenzione le indicazioni delle autorità locali.
Almeno 600 morti e oltre 2.400 dispersi
Intanto il Nepal continua a contare le vittime. Almeno 600 corpi sono stati recuperati dopo le devastanti inondazioni provocate dalla piena del Bhote Koshi, mentre più di 2.400 persone risultano disperse. Lo ha riferito ‘Nepal News’ sulla base dell’ultimo aggiornamento della National Disaster Risk Reduction and Management Authority. Tra i dispersi figurano 933 persone legate a progetti idroelettrici, 517 cittadini stranieri e 127 nepalesi non residenti. I numeri più alti tra le vittime arrivano dai distretti di Chitwan, con 233 corpi recuperati, e Nawalpur, con 154.
Ricordiamo che la catastrofe ha avuto origine il 26 agosto, quando il crollo di un ghiacciaio himalayano al confine tra Nepal e Tibet cinese ha provocato una valanga di ghiaccio e rocce e poi una piena sul versante nepalese. In poche ore l’acqua ha travolto strade, abitazioni e infrastrutture.
Il timore di una nuova esondazione
L’emergenza non riguarda soltanto ciò che è già accaduto. Le autorità nepalesi hanno diramato un’allerta lungo il bacino del Trishuli fino a Muglin dopo un aumento improvviso della portata del Bhote Koshi. La segnalazione è arrivata nella notte da funzionari cinesi oltre confine. Da Kathmandu è partita la richiesta di rafforzare le misure di sicurezza lungo il corso del fiume e di invitare chi vive sulle rive a trasferirsi in zone più sicure.
Sul versante cinese, a Gyirong, si è formato inoltre un lago di sbarramento che contiene quasi due milioni e mezzo di metri cubi d’acqua. Il bacino continua ad ampliarsi e il rischio è che una nuova tracimazione possa riversarsi a valle, con conseguenze pesanti per aree già colpite dalla prima ondata. Per questo l’allerta resterà in vigore fino a nuove indicazioni.
Oltre duemila persone evacuate
Nel distretto di Rasuwa l’esercito nepalese ha evacuato 2.101 persone con gli elicotteri, tra loro 163 cittadini stranieri. Altre 200 sono state portate in salvo via terra. I feriti che hanno ricevuto cure mediche al Centro di Pronto Soccorso sono 1.706. Sul territorio operano circa 6.700 militari, impegnati nelle ricerche, nella distribuzione degli aiuti e nell’assistenza sanitaria.
Le operazioni proseguono nelle zone più difficili da raggiungere, dove frane, strade interrotte e corsi d’acqua in piena rendono più complicati gli spostamenti e rallentano i soccorsi.
Kathmandu punta sulle proprie squadre
La gestione dell’emergenza ha aperto anche una discussione sugli aiuti esteri. Il Governo nepalese ha scelto, almeno in questa prima fase, di affidarsi soprattutto alle proprie forze, nonostante le offerte di squadre di ricerca e soccorso arrivate da diversi Paesi. Il Ministro degli Esteri Shisir Khanal ha però precisato che “il Governo non ha respinto gli aiuti internazionali”. La strategia, ha spiegato, è stata costruita “tenendo conto delle capacità nazionali, delle esigenze immediate e delle specifiche condizioni geografiche del Nepal”. Secondo Khanal le squadre nepalesi conoscono meglio la topografia, il terreno e le condizioni ambientali. L’arrivo di soccorritori stranieri in aree poco conosciute potrebbe invece creare difficoltà di coordinamento e “rischi imprevisti”.
La porta all’assistenza internazionale resta comunque aperta. Kathmandu si dice pronta a chiedere aiuto qualora servano competenze tecniche specialistiche, per esempio nelle operazioni dentro gallerie o strutture complesse.
Dall’Ue due milioni di euro
L’Unione europea ha intanto stanziato due milioni di euro in aiuti umanitari per le persone colpite dalle inondazioni: “Le mie più sentite condoglianze a tutte le persone colpite dalle devastanti inondazioni improvvise. L’Europa sta destinando due milioni di euro in aiuti umanitari immediati al Nepal”, ha scritto sui social la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Le risorse saranno destinate all’assistenza essenziale per le famiglie più colpite.





