In un discorso dai toni duri e profondamente politici, il leader cinese Xi Jinping ha invitato il Paese a mostrare uno “spirito combattivo indomabile”, elogiando al contempo la decisione del Partito Comunista Cinese di reprimere le proteste democratiche di Piazza Tiananmen nel 1989. Le sue parole sono arrivate durante la cerimonia per il centenario della nascita di Jiang Zemin, leader della Cina dal 1993 al 2002. Davanti a migliaia di delegati nella Grande Sala del Popolo, Xi ha descritto la Cina come una nazione che attraversa “tempi difficili”, ma destinata a superare ogni ostacolo. “Affronteremo attivamente le grandi sfide, siano esse mari agitati o tempeste furiose”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di difendere “sovranità, sicurezza e interessi di sviluppo”.
La presenza di tutti e sette i membri del Comitato Permanente del Politburo, insieme a dirigenti in pensione, ha confermato il peso politico del discorso. Xi ha ripercorso l’ascesa di Jiang, iniziata proprio nel caos delle proteste del 1989, quando l’Esercito Popolare di Liberazione aprì il fuoco sui manifestanti. In un passaggio raro, Xi ha lodato la “decisione corretta” del Partito di sgomberare la piazza con truppe e carri armati, affermando che Jiang “mantenne efficacemente la stabilità a Shanghai”.
Le proteste erano esplose dopo la morte di Hu Yaobang, ex leader riformista del Partito, considerato un simbolo di apertura. Migliaia di studenti marciarono verso Tiananmen chiedendo maggiore democrazia, fino alla tragica notte del 4 giugno. L’era di Jiang fu segnata da una crescita economica vertiginosa e dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001, con il sostegno degli Stati Uniti. Ma oggi i rapporti tra Pechino e Washington sono ai minimi storici, segnati da tensioni commerciali e rivalità geopolitiche.





