La recente sentenza che elimina la tassa federale sui silenziatori e su alcune armi da fuoco regolamentate dal 1934 ha scatenato l’entusiasmo dei sostenitori del Secondo Emendamento, che parlano di una vittoria storica. Il deputato repubblicano Andrew Clyde, imprenditore del settore armiero e fondatore della Clyde Armory, l’ha definita “la più grande restaurazione dei diritti sanciti dal Secondo Emendamento in quasi un secolo”. Per Clyde, la tassa di 200 dollari introdotta con il National Firearms Act era un ostacolo incostituzionale: “Se si può tassare un diritto, lo si può distruggere aumentando la tassa. È davvero un diritto se non ci si può permettere di esercitarlo? No”, ha dichiarato a Fox News Digital.
Secondo il deputato, eliminare la tassa significa anche eliminare la base giuridica dell’obbligo di registrazione federale. La svolta è arrivata grazie all’OBBBA, una legge sostenuta dai repubblicani che ha azzerato la tassa. I gruppi pro‑armi hanno poi utilizzato la nuova normativa per contestare la costituzionalità della registrazione aggiuntiva, ottenendo una sentenza favorevole. La decisione riguarda solo le parti coinvolte nel caso, ma potrebbe aprire la strada a ulteriori ricorsi. Clyde ha guidato 47 parlamentari repubblicani in una lettera al procuratore generale Todd Blanche, chiedendo di non impugnare la sentenza. “Un ricorso prolungherebbe l’incertezza normativa e consumerebbe risorse del Dipartimento di Giustizia per difendere una posizione ormai insostenibile”, si legge nel documento. L’amministrazione Trump non ha presentato ricorso, permettendo alla decisione del giudice di entrare in vigore senza ostacoli.
Una scelta che ha amplificato le celebrazioni dei gruppi pro‑armi, convinti che la sentenza rafforzi l’intero impianto costituzionale: “Il Secondo Emendamento protegge ogni altro emendamento”, ha affermato Clyde.





