La tensione tra il Pentagono e il Senato è esplosa dopo che diversi senatori repubblicani hanno criticato il segretario alla Difesa Pete Hegseth per aver escluso i democratici dai briefing riservati sulla spesa militare. L’approccio, definito “controproducente”, rischia di compromettere l’approvazione dell’aumento record di 1.500 miliardi di dollari proposto dal presidente Donald Trump per il bilancio della difesa. Hegseth si è recato a Capitol Hill almeno due volte nelle ultime settimane per illustrare il piano, ma secondo parlamentari di entrambi i partiti ha ripetutamente limitato l’accesso alle sessioni a porte chiuse. “Si definisce il segretario alla guerra, ma ironicamente non vuole entrare in guerra e vincere la discussione con quasi metà dei membri del Senato,” ha dichiarato il senatore Thom Tillis (Carolina del Nord) a Politico.
Il bilancio richiederà comunque voti democratici per essere approvato, anche se parte del pacchetto dovesse passare tramite la procedura di riconciliazione. Alcuni senatori democratici hanno minacciato di boicottare i progetti di legge di finanziamento, mettendo a rischio le priorità di spesa dell’amministrazione in autunno. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha cercato di smorzare le polemiche: “Il Dipartimento della Guerra resta pienamente impegnato a collaborare con il Congresso per garantire che i nostri militari abbiano le risorse necessarie per svolgere la loro missione.”
Anche tra i repubblicani cresce l’inquietudine. Il senatore Mike Rounds (South Dakota) ha chiesto maggiore trasparenza: “I membri democratici devono essere messi al corrente.” La controversia segue le dichiarazioni di Hegseth di aprile, quando davanti alla commissione per le forze armate della Camera aveva accusato i democratici di essere “uno dei maggiori ostacoli” all’acquisizione di un’arma nucleare da parte dell’Iran.





