Il Ministero degli Affari Digitali di Taiwan ha confermato giovedì che diverse agenzie governative sono state bersaglio, a luglio, di attacchi informatici condotti con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. L’operazione, proveniente dall’estero, è stata individuata e contenuta, ma rappresenta un salto di qualità nella guerra digitale che circonda l’isola.
Taiwan denuncia da anni la “guerra ibrida” cinese, un mix di esercitazioni militari, campagne di disinformazione e attacchi informatici mirati a destabilizzare l’isola e costringerla ad accettare le rivendicazioni di sovranità di Pechino. Secondo l’Ufficio per la Sicurezza Nazionale, nel 2025 gli attacchi contro infrastrutture critiche — dagli ospedali alle banche — sono aumentati del 6%, raggiungendo una media di 2,63 milioni al giorno, con picchi sincronizzati alle esercitazioni militari cinesi. Il Ministero ha spiegato che il 20 luglio le unità di monitoraggio hanno rilevato un “attacco anomalo” contro più agenzie governative.
L’indagine ha mostrato che gli hacker hanno utilizzato un approccio ibrido: operazioni manuali combinate con agenti di IA, tra cui strumenti come OpenClaw, capaci di automatizzare ricognizione, scansione e sfruttamento delle vulnerabilità. In risposta alla nuova minaccia, Taipei ha introdotto linee guida di protezione e rafforzato il monitoraggio dei sistemi governativi. L’annuncio arriva però a poche ore da un rapporto della società israeliana Dream, che ha rivelato una campagna di hacking basata sull’IA contro un “governo asiatico non specificato”.
Secondo Dream, un team di agenti di IA avrebbe rubato password a funzionari, sottratto dati dal Ministero della Giustizia di Taiwan e analizzato l’agenzia per la sicurezza nucleare alla ricerca di vulnerabilità, operando per quattro giorni consecutivi. Il Financial Times ha identificato le agenzie colpite come taiwanesi.


