Giovedì la Federal Communications Commission (FCC) ha votato 2 a 1 per eliminare la norma che impediva a un singolo operatore di possedere emittenti televisive capaci di raggiungere più del 39% delle famiglie statunitensi. La decisione, destinata a ridisegnare il panorama mediatico americano, apre la strada a una nuova ondata di fusioni tra stazioni locali e grandi gruppi di broadcasting. Il presidente della FCC, Brendan Carr, ha definito il limite “obsoleto”, sostenendo che ostacolasse la capacità delle emittenti di competere con le piattaforme di streaming e le big tech.
“Modernizzare queste regole garantirà investimenti nel giornalismo locale e notizie gratuite e affidabili”, ha dichiarato un portavoce di Nexstar, il principale beneficiario della riforma. Nexstar, che controlla centinaia di stazioni, ha in corso un’acquisizione da 6,2 miliardi di dollari di Tegna, sospesa per una causa antitrust intentata da DirecTV e da diversi procuratori generali statali. La FCC ha precisato che gli accordi saranno valutati caso per caso, approvando solo quelli che rispettano i criteri di trasparenza e interesse pubblico. Tuttavia, la commissaria Anna Gomez, unica democratica, ha votato contro, sostenendo che il Congresso aveva revocato l’autorità dell’agenzia di modificare il limite dopo il 2004. “La decisione rischia di concentrare troppo potere mediatico nelle mani di pochi operatori”, ha avvertito.
La rimozione del tetto non risolve la disputa antitrust su Nexstar‑Tegna, che riguarda il potere contrattuale sui prezzi della pay‑TV e i costi per i consumatori. DirecTV sostiene che l’accordo aumenterebbe le tariffe per gli abbonati, trasferendo l’onere economico al pubblico. Organizzazioni civiche e gruppi per la libertà di stampa hanno reagito con preoccupazione. Free Press ha annunciato un ricorso contro la decisione, definendola “un passo indietro per la diversità dell’informazione”.




