Il politico russo Boris Nadezhdin, uno dei pochi esponenti dell’opposizione rimasti a criticare apertamente la guerra in Ucraina dall’interno del Paese, ha annunciato lunedì di aver lasciato temporaneamente la Russia. In un breve video pubblicato su Telegram, registrato davanti alla Torre Eiffel, Nadezhdin ha dichiarato: “Sono vivo e libero. Purtroppo, al momento non mi trovo in Russia”.
La sua partenza arriva a poche settimane dalla decisione del Ministero della Giustizia di inserirlo nella lista degli “agenti stranieri”, etichetta che in Russia comporta pesanti limitazioni politiche e amministrative. Il 63enne ex parlamentare liberale aveva tentato di candidarsi alle elezioni parlamentari di settembre, ma la designazione come agente straniero ha di fatto bloccato ogni possibilità di partecipazione. Nadezhdin, che da anni critica la linea del Cremlino sulla guerra, aveva cercato di operare entro i confini del rigido sistema politico russo.
La settimana successiva alla sua inclusione nella lista, era stato interrogato dalla polizia e multato per aver mostrato “simboli estremisti” sui social media. Aveva denunciato un clima di crescente pressione: “Mi stanno mettendo a tacere, costringendomi ad abbandonare la politica e rendendomi la vita estremamente difficile”. La sua uscita dal Paese rappresenta un nuovo colpo per l’opposizione russa. Negli ultimi anni, quasi tutti i critici di Vladimir Putin sono stati incarcerati, costretti all’esilio o messi a tacere attraverso procedimenti amministrativi.
Nadezhdin era già stato escluso dalla corsa presidenziale del 2024 per presunte irregolarità tecniche nella raccolta delle firme, nonostante la sua candidatura fosse diventata un punto di riferimento per i cittadini contrari alla guerra. La sua partenza temporanea dalla Russia conferma un trend ormai consolidato: lo spazio per il dissenso interno continua a restringersi, mentre le voci pacifiste cercano rifugio all’estero per poter continuare a parlare.





