Per Matthew K. Nock, uno dei massimi esperti mondiali di suicidio, le statistiche non sono numeri astratti: sono il punto di partenza di una battaglia scientifica e clinica. Il suicidio è la seconda causa di morte tra gli americani dai 10 ai 34 anni e provoca più vittime, ogni anno, di guerre, genocidi e omicidi messi insieme. Ancora più devastante è un dato che Nock ripete spesso: il 50% delle persone che muoiono per suicidio ha visto un clinico nel mese precedente.
Per Nock, questo non significa che il suicidio sia inevitabile, ma che il sistema di cura — basato su appuntamenti programmati — fatica a cogliere la natura variabile e fugace dei pensieri suicidari. Da qui nasce la sua ricerca più ambiziosa: monitorare le persone in tempo reale, nel loro ambiente quotidiano. I risultati, in uscita sul Journal of Psychopathology and Clinical Science, sono straordinari. In uno studio pluriennale su oltre 600 adulti e adolescenti ad alto rischio, il suo laboratorio ha previsto il 75% dei tentativi di suicidio e l’87% degli eventi correlati nella settimana precedente. Numeri mai raggiunti prima in un campo che tradizionalmente lavora su previsioni a sei mesi o un anno.
Il metodo è semplice nella forma, rivoluzionario nella sostanza: un’app invia fino a sei brevi survey al giorno per tre mesi, poi una al giorno per altri tre. Ogni survey contiene 20 domande con slider da 0 a 10 su pensieri suicidari (urgenza, intenzione, capacità di resistere) e su stati emotivi come agitazione, isolamento, rabbia, energia, speranza. In totale, i partecipanti hanno compilato oltre 77.000 survey. L’analisi ha rivelato un indicatore chiave: l’agitazione. Ogni punto in più sullo slider aumentava dell’11% la probabilità di un tentativo. Molti sopravvissuti descrivono l’agitazione come «una stanza che brucia» o un bisogno urgente di «spegnere tutto per qualche giorno».
Il sistema includeva anche alert immediati quando un partecipante mostrava un’intenzione suicidaria elevata, permettendo interventi tempestivi. Nock, che già nel 2011 aveva ricevuto il MacArthur «genius grant», sta ampliando il progetto con sensori indossabili per monitorare sonno, variabilità cardiaca, conduttanza cutanea e persino firme vocali, oltre a interventi «just-in-time» che ricordano alle persone strumenti appresi in terapia o incoraggiano a contattare un familiare o un clinico.





