Keiko Fujimori ha prestato giuramento martedì come presidente del Perù, dopo aver vinto il ballottaggio di giugno con un margine inferiore a 50.000 voti. La sua elezione, la quarta candidatura della leader conservatrice, segna un nuovo spostamento regionale verso l’ala destra in Sud America. Con il suo insediamento, Fujimori diventa il nono presidente peruviano in dieci anni, in un Paese segnato da instabilità politica e frequenti cambi di leadership. Negli ultimi dieci anni, solo tre presidenti sono stati eletti direttamente dal voto popolare; gli altri sono saliti al potere dopo dimissioni o destituzioni legate a scandali di corruzione. Fujimori, 51 anni, spera di invertire questa tendenza, promettendo di stabilizzare il sistema politico, ridurre la criminalità e rilanciare la crescita economica.
Il suo partito, Forza Popolare, insieme all’alleato Rinnovamento Popolare, deterrà metà dei seggi del Senato, rendendo più difficile per l’opposizione tentare una nuova destituzione. La campagna di Fujimori ha puntato su un messaggio di sicurezza con il “pugno di ferro”, ispirato alle politiche del presidente salvadoregno Nayib Bukele. Tra le promesse figurano la costruzione di un megacarcere sul modello del penitenziario di Cecot, riforme per proteggere l’identità dei giudici nei processi penali e un ruolo “temporaneo” dell’esercito nelle operazioni di sicurezza nelle aree più colpite dalla criminalità. Ha inoltre annunciato una riorganizzazione dei servizi sociali per combattere la malnutrizione rurale e un aumento del 15% del salario minimo.
Figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, figura controversa che negli anni ’90 stabilizzò l’economia ma fu poi condannato per violazioni dei diritti umani, Keiko eredita un cognome che divide profondamente il Paese. Il padre è stato graziato nel 2023 ed è morto l’anno successivo, lasciando un’eredità complessa che continua a influenzare la percezione pubblica della nuova presidente.




