Donald Trump ha minacciato di estendere direttamente all’Iran la risposta militare americana se gli Houthi torneranno a colpire il traffico marittimo nel Mar Rosso. Dopo l’attacco rivendicato dai ribelli yemeniti contro le petroliere saudite Encelia e Layla, il presidente ha scritto che Washington riterrà Teheran “responsabile” di ogni nuova azione del gruppo, considerato un suo “proxy”, e infliggerà “gravi punizioni militari sia all’Iran sia agli Houthi”. “Sono molto deluso”, ha aggiunto Trump, sostenendo che i miliziani avevano finora agito “con grande professionalità e intelligenza”.
Gli Houthi hanno riferito di avere impiegato missili balistici e da crociera e droni, provocando vasti incendi sulle due navi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha accusato Teheran di averli “raggirati” e indotti a riaprire il fronte del Mar Rosso: “Spero che riducano la tensione”. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che la dottrina di difesa della Repubblica islamica è “occhio per occhio”: “Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le nostre infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisa”. Rubio ha replicato che per Trump la regola è piuttosto “testa per occhio”.
Dodicesima notte di raid
La guerra è proseguita con la dodicesima notte consecutiva di bombardamenti statunitensi. Il Centcom ha dichiarato di avere colpito infrastrutture marittime, depositi di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea. Secondo fonti locali, i raid hanno interessato le province meridionali di Khuzestan, Hormozgan e Bushehr; una sottostazione elettrica vicina alla centrale nucleare di Bushehr è stata danneggiata, causando alcune ore di blackout. Due persone sarebbero morte a Shalamcheh, al confine con l’Iraq. Teheran ha risposto rivendicando attacchi con droni contro tre basi americane in Kuwait: Al-Doha, Ali al-Salem e Camp Arifjan. I Pasdaran hanno inoltre sostenuto di avere distrutto in Giordania un radar del sistema antimissile Thaad e una batteria Patriot, affermazioni non confermate da fonti indipendenti.
Al valico di Abdali, tra Kuwait e Iraq, “droni nemici” hanno provocato danni materiali senza feriti, secondo il ministero della Difesa kuwaitiano. Sul fronte interno americano, la Camera ha intanto approvato di stretta misura un pacchetto da 95 miliardi di dollari, con 73 miliardi destinati alle forze armate e all’intelligence soprattutto per le operazioni contro l’Iran. La guerra sarebbe già costata 37 miliardi e il Pentagono avrebbe indicato la necessità di altri 67 miliardi.
Stretto di Hormuz
Resta centrale lo scontro sullo Stretto di Hormuz. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di avere fermato tre petroliere: una sarebbe stata colpita da un’esplosione e da un incendio, mentre le altre due avrebbero invertito la rotta. Il comando iraniano ha avvertito che, se gli Stati Uniti bombarderanno ponti o centrali elettriche, non passerà “nemmeno una goccia di petrolio” e saranno prese di mira le infrastrutture energetiche della regione. Trump ha replicato che agli Stati Uniti Hormuz “non serve”, ma che Washington deve restare nell’area per impedire all’Iran di ottenere l’arma atomica. L’esercito iraniano ha assicurato che gli attacchi di rappresaglia continueranno finché proseguiranno i bombardamenti americani contro le infrastrutture e le coste della Repubblica islamica.
Nucleare saudita
Sul fronte diplomatico, il presidente americano ha condizionato l’accordo sul nucleare civile con l’Arabia Saudita all’adesione di Riad agli Accordi di Abramo. L’intesa, già firmata dai ministri dell’Energia dei due Paesi e ora destinata all’esame del Congresso, esclude l’arricchimento dell’uranio e dovrebbe aprire alle aziende statunitensi il programma nucleare saudita. Rubio ha intanto affermato che gli iraniani “non sono seri” nel cercare un accordo, accusandoli di violare o tentare di modificare gli impegni sottoscritti. “Il prezzo sull’Iran aumenterà ogni notte finché non torneranno in sé”, ha avvertito il segretario di Stato.





