L’amministrazione Trump si prepara a presentare al Congresso un accordo con l’Arabia Saudita per la condivisione di tecnologie nucleari, privo delle tradizionali salvaguardie che Washington ha sempre considerato essenziali per evitare l’uso militare dei materiali. Secondo fonti citate da Reuters, il documento — noto come “Accordo 123” — sarà firmato dal segretario all’Energia Chris Wright e dal ministro saudita Abdulaziz bin Salman, e dovrebbe arrivare al Congresso entro pochi giorni. L’intesa, basata sulla Sezione 123 dell’Atomic Energy Act del 1954, consentirebbe la cooperazione tra aziende statunitensi e il regno per sviluppare un’industria nucleare civile multimiliardaria. Tuttavia, l’accordo non include il “Gold Standard”, che vieta l’arricchimento dell’uranio e il riprocessamento del combustibile esaurito. Mancano anche le disposizioni del “Protocollo aggiuntivo” dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che permetterebbero ispezioni a sorpresa nei siti non dichiarati.
Wright sostiene che il testo rispetti gli standard di non proliferazione previsti dalla legge americana, ma una fonte ha precisato che esso apre un percorso legale alla cooperazione sul ciclo del combustibile nucleare, inclusa l’arricchimento, senza obbligare gli Stati Uniti a trasferire tecnologia sensibile. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha dichiarato nel 2018 che, se l’Iran sviluppasse un’arma nucleare, anche l’Arabia Saudita lo farebbe “il prima possibile”. Il regno ha ribadito di voler mantenere il diritto di arricchire l’uranio. Gli Emirati Arabi Uniti hanno aderito al “Gold Standard” nel 2009, ma l’accordo saudita ne sarebbe privo. Una volta presentato, il Congresso avrà 90 giorni di revisione per approvare o bloccare l’intesa. Per annullarla, servirebbe una risoluzione congiunta e una maggioranza di due terzi per superare un eventuale veto presidenziale.





