«Ci sono normali misure di sicurezza adottate per garantire i nostri militari. Sappiamo che è una situazione complicata e ci auguriamo che si possa trovare un accordo». È quanto sostiene il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della giornata conclusiva di Azzurra Libertà, la festa dei giovani di Forza Italia a Montesilvano, parlando dell’allarme per i militari italiani impegnati nella missione Task Force Arabia in Arabia Saudita dopo gli attacchi missilistici degli Houthi. «Abbiamo condannato gli attacchi degli Houthi all’Arabia Saudita», ha sottolineato all’Adnkronos il ministro degli Esteri, «auspichiamo che la situazione possa cambiare. Bisogna lavorare per costruire un nuovo processo e continuare a difendere, con la missione Aspides, le nostre navi mercantili che attraversano il Mar Rosso».
Hormuz, Teheran prepara nuove regole
Sul versante iraniano l’intesa tra Teheran e Oman sulla futura gestione dello Stretto di Hormuz sarebbe pronta e verrà presentata domani a Muscat durante la riunione dei Paesi dell’area. Lo riferiscono fonti informate all’agenzia iraniana Mehr, precisando però che lo Stretto resta chiuso. Secondo il piano, tutte le rotte di ingresso nel Golfo Persico sarebbero in acque territoriali iraniane, così come parte di quelle di uscita. Sarà Teheran a stabilire le regole di transito. Una volta entrato in vigore il nuovo regime, la rotta meridionale sulla quale insistono gli Stati Uniti verrebbe chiusa. L’Iran avrebbe trasmesso agli Stati Uniti, attraverso intermediari, sette condizioni per riaprire lo Stretto. Fino al loro soddisfacimento, Hormuz resterà chiuso.
L’Iran, petrolio e affari
Sul fronte economico, le entrate petrolifere iraniane nell’ultimo mese hanno superato i 2,5 miliardi di dollari. Lo riferisce l’agenzia Fars, ricordando che nei cinque mesi precedenti il Paese aveva già incassato oltre 10 miliardi di dollari dalla vendita di greggio.
Yemen, offensiva contro gli Houthi
Le forze governative yemenite cercano intanto di riconquistare il territorio vicino a Mocha, attraverso raid aerei, dopo i bombardamenti dei caccia sauditi contro diverse aree controllate dai ribelli di Ansar Allah, tra le province centrali e il nord del Paese. Le forze governative controllano aree strategiche come Madhab, considerata un importante centro economico dello Yemen. Gli Houthi non sono finora riusciti a conquistare la città, ma si segnalano scontri alla periferia, a nord-est della capitale Sanaa. Nel sud del Paese sono inoltre stati colpiti obiettivi militari degli Houthi a Taiz. La strategia del gruppo, secondo le informazioni disponibili, consiste nel conquistare rapidamente territori, realizzare bunker sotterranei e successivamente evacuare le aree per sottrarsi ai raid sauditi.
Le incursioni dei ribelli
Gli Houthi sostenuti dall’Iran, hanno affermato in nottata di aver preso di mira depositi di armi e centri di comando e controllo in una base militare nella regione di Sharurah, utilizzando missili balistici e droni. Ieri notte colpito l’oleodotto Est-Ovest, infrastruttura chiave per Riad con una capacità di 7 milioni di barili al giorno. «Gli Houthi ci hanno chiesto di non attaccarli», risponde Trump dopo i raid dei ribelli yemeniti. Il gruppo smentisce
Duemila persone in fuga verso Gibuti
La nuova escalation ha provocato anche un’ondata di fughe dallo Yemen. Oltre 2 mila persone hanno raggiunto in barca Gibuti da giovedì, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). I combattimenti, in corso da settimane, hanno subito una brusca accelerazione. Quattro giorni fa gli Houthi hanno lanciato un’offensiva che ha portato alla conquista di Mokha, della costa e di alcune isole del Mar Rosso, consentendo loro di controllare anche lo Stretto di Bab al-Mandeb. Il ministro dell’Economia di Gibuti, Ilyas Moussa Dawaleh, aveva parlato ieri sera di 1.400 persone arrivate dallo Yemen in sole 24 ore.





