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Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell'ambiente

Pichetto Fratin: “Il nucleare è una scelta per il futuro. Se non partiamo oggi non arriverà mai”

A Saint-Vincent il Ministro indica la rotta sull’energia: atomo, rinnovabili e prezzi più sostenibili per difendere le imprese. L’elogio a Meloni: “Ha la capacità di relazionarsi con tutti”
lunedì, 5 Ottobre 2026
4 minuti di lettura

Energia, nucleare, competitività delle imprese e tutela dell’ambiente. Gilberto Pichetto Fratin porta questi temi nell’ultima giornata del convegno «Il partito italiano, dalla Dc a Berlusconi a Meloni», organizzato a Saint-Vincent attorno al libro di Gianfranco Rotondi. Un intervento atteso, inserito nel confronto sul futuro del Paese e sulla cultura politica che dalla Democrazia Cristiana, attraverso la stagione di Silvio Berlusconi, arriva all’attuale Centrodestra. Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica parte proprio dalla storia politica richiamata nei tre giorni valdostani. Pur ricordando di non avere mai votato Dc nella Prima Repubblica, riconosce il ruolo svolto dai democristiani nel dopoguerra e indica nel 1948 uno snodo decisivo per la collocazione dell’Italia e per il successivo miracolo economico. Da quella stagione, nella sua ricostruzione, un filo arriva a Berlusconi, al Centrodestra e oggi a Giorgia Meloni.

L’elogio a Meloni

Pichetto Fratin dedica un passaggio proprio al Presidente del Consiglio e alla sua capacità di sintesi. Pur provenendo da «una radice diversa», Meloni avrebbe assunto quell’equilibrio e quella mediazione tra posizioni differenti che il ministro riconduce alla migliore tradizione democristiana.

Il titolare del Mase cita anche la recente missione ad Algeri. Durante l’incontro, ha detto ai tanti presenti all’interno della Sala comunale, il Presidente della Repubblica algerina gli avrebbe definito Meloni «il miglior Primo Ministro d’Europa». Per Pichetto Fratin questa considerazione nasce dalla capacità del Premier «di relazionarsi con tutti» e di rappresentare un popolo che crede nella possibilità di rendere l’Italia più forte.

Ambiente ed energia

Dal quadro politico il ministro passa alle competenze del suo dicastero. Ambiente ed energia, spiega, non sono mondi contrapposti ma «due facce della stessa medaglia». La sfida consiste nel garantire lo sviluppo senza rinunciare alla protezione del territorio e nell’adattare il Paese agli effetti del cambiamento climatico. Pichetto Fratin richiama l’evoluzione della sensibilità ambientale e ricorda che la Costituzione del 1948 non citava l’ambiente perché allora mancava una consapevolezza paragonabile a quella attuale. Cita l’esempio dei corsi d’acqua che, nelle aree industriali, cambiavano colore a causa delle lavorazioni delle tintorie senza suscitare lo stesso allarme di oggi.

Sul fronte delle bonifiche rivendica un risultato del ministero: «Mi sono trovato con 30 infrazioni per bonifica. Le ho chiuse tutte». Secondo il Ministro, quelle procedure comportavano un costo di circa 200 milioni di euro l’anno nei rapporti con l’Unione europea.

Clima, la priorità dell’adattamento

La trasformazione del territorio impone però nuove risposte. Pichetto Fratin cita l’abbandono dei borghi, l’inurbamento, l’aumento della temperatura del Mediterraneo e una distribuzione delle precipitazioni diversa rispetto al passato. Le conseguenze indicate riguardano la biodiversità, l’erosione delle coste, gli episodi di pioggia più violenta e la siccità. Da qui la necessità di interventi di adattamento e, allo stesso tempo, di una politica di decarbonizzazione. Il passaggio successivo riguarda la produzione energetica e la costruzione degli impianti. Il Ministro contesta la logica del «sono d’accordo, purché non lo facciate nel mio Paese» e rivendica il rispetto dei target stabiliti dal piano nazionale, con circa 80 gigawatt. Ammette la presenza di ostacoli, ma sostiene che l’esecutivo debba superarli quando prevalgono «no ideologici» o politici. Cita in particolare la Sardegna, accusata di opporre per scelta politica un rifiuto generalizzato: «Questa non è una soluzione per dare un futuro alle giovani generazioni».

Energia, il nodo dei costi per le imprese

Il cuore economico dell’intervento riguarda il prezzo dell’energia e la tenuta del sistema manifatturiero. Pichetto Fratin sottolinea la necessità di difendere le imprese italiane, ma distingue gli interventi strutturali dai semplici aiuti. Il Governo, spiega, lavora a un meccanismo di Energy Release più esteso per il manifatturiero, con energia ceduta a un prezzo concordato e l’impegno successivo a restituire una quantità doppia attraverso produzione da fonti rinnovabili. Nelle intenzioni illustrate a Saint-Vincent, per le grandi imprese il prezzo potrebbe passare da 65 a 45 euro. A questa misura il ministro affianca l’ipotesi di una detrazione superiore al 65% per l’efficientamento energetico.

La fotografia del mix nazionale serve a spiegare la portata della questione. Secondo i numeri citati da Pichetto Fratin, l’Italia produce oggi circa il 40% dell’energia con il gas e un altro 40% con le rinnovabili, mentre importa il restante 20%. Le forniture dall’estero ammontano a circa 50 miliardi di kilowattora e provengono in larga parte da Francia e Slovenia, anche da fonte nucleare.

“Sul nucleare bisogna avere il coraggio di scegliere”

È proprio il nucleare il punto sul quale Pichetto Fratin imprime maggiore forza al suo intervento. Governare, sostiene, significa rispondere alle emergenze di oggi ma anche assumersi la responsabilità delle decisioni che produrranno effetti tra molti anni: «Il nucleare è una scelta che noi assolutamente dobbiamo fare». E alla critica sui tempi lunghi replica: «Arriverà fra 12 anni? Sì, arriverà fra 12 anni, ma se non cominciamo oggi non arriverà mai». Il percorso, assicura, proseguirà dopo il passaggio della legge. Entro la fine dell’anno il ministro conta di presentare i provvedimenti attuativi necessari a completare il quadro giuridico, nel rispetto dell’impegno assunto dal Primo Ministro. Pichetto Fratin rivendica inoltre le competenze italiane nel settore: imprese presenti in progetti internazionali, università con conoscenze specialistiche ed esperienze maturate in Francia, Canada e altri Paesi.

Consumi verso l’aumento

La prospettiva indicata guarda al 2040. Oggi, secondo i dati riportati dal Ministro, il consumo nazionale si colloca attorno ai 310-312 miliardi di kilowattora, mentre le previsioni degli analisti lo portano verso quota 450 miliardi. Un incremento che rende necessario programmare adesso la capacità produttiva dei prossimi anni. Pichetto Fratin sostiene inoltre che proprio le nuove generazioni mostrino una maggiore apertura verso l’atomo. Ai dubbi sui costi risponde con il caso dei Paesi dai quali l’Italia acquista elettricità: «Sono proprio scemi i francesi e gli sloveni che ce la vendono? Hanno deciso di farci la beneficenza?». Affronta anche il tema delle scorie e distingue i residui ad alta attività dai rifiuti a bassa e media intensità, tra i quali rientrano materiali prodotti anche dalle attività sanitarie.

Rinnovabili, atomo e riciclo per la sicurezza energetica

Il progetto delineato a Saint-Vincent non affida dunque la risposta a una sola fonte. Il ministro indica la necessità di procedere con le rinnovabili, costruire il percorso verso il nucleare, aumentare l’efficienza e rafforzare il riciclo. L’Italia, ricorda, dispone di poche materie prime. Proprio per questo i rifiuti e i residui possono diventare una risorsa, «la più grande miniera che possiamo portare avanti». La strategia energetica si lega così alla politica industriale e ambientale.

Il messaggio che Pichetto Fratin lascia al convegno è quello di una scelta che non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. L’obiettivo è assicurare energia sufficiente e pulita, difendere la competitività del manifatturiero e preparare il sistema nazionale alla crescita della domanda. Una linea che il ministro riassume nella responsabilità verso chi verrà dopo: mantenere il livello di benessere del Paese e «dare il futuro ai giovani».

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