Meta Platforms dovrà affrontare dallo scorso lunedì un processo in Tennessee, dove lo Stato accusa l’azienda di aver progettato Instagram in modo da creare dipendenza negli adolescenti, contribuendo alla crisi di salute mentale giovanile. È il primo di una serie di procedimenti che nelle prossime settimane metteranno alla prova le accuse secondo cui le piattaforme di Meta sarebbero state intenzionalmente costruite per massimizzare l’uso compulsivo.
La causa, intentata dal procuratore generale Jonathan Skrmetti, sostiene che Meta abbia violato la legge statale sulla tutela dei consumatori, ingannando il pubblico sulla sicurezza di Instagram e nascondendo ricerche interne che evidenziavano danni psicologici per gli adolescenti. Secondo lo Stato, il CEO Mark Zuckerberg sarebbe stato ripetutamente avvertito dai dipendenti, ma avrebbe rifiutato di finanziare iniziative per mitigare i rischi.
Il processo si concentra su funzionalità come riproduzione automatica, Reels, notifiche, e contenuti che scompaiono dopo un certo periodo — elementi che, secondo il Tennessee, alimentano comportamenti compulsivi. Skrmetti chiede sanzioni pecuniarie e un’ordinanza che imponga modifiche strutturali alla piattaforma. Meta respinge le accuse.
Un portavoce ha dichiarato che l’azienda ha già introdotto controlli di sicurezza e impostazioni predefinite adatte agli adolescenti, sostenendo che la responsabilità dei contenuti pubblicati dagli utenti è coperta dalla Sezione 230 del Communications Decency Act.
La prima fase del processo stabilirà se Meta ha violato la legge statale; la seconda, in caso di colpevolezza, determinerà le sanzioni e le modifiche richieste. La legge del Tennessee prevede fino a 1.000 dollari per ogni violazione. Il processo dovrebbe durare sette settimane e si sovrapporrà ad altri procedimenti in California. Quasi tutti gli Stati americani hanno intentato causa contro Meta per l’impatto delle sue piattaforme sui minori.





