Il rialzo dei tassi deciso a giugno dalla Banca centrale europea rappresenta una “prima risposta, misurata” alla ripresa dell’inflazione, ma non esclude nuovi interventi sul costo del denaro. Fabio Panetta ha lasciato aperta la porta a ulteriori strette e, dal palco dell’assemblea annuale dell’Abi, ha descritto il difficile equilibrio tra il rallentamento dell’economia e una crescita dei prezzi ancora superiore all’obiettivo del 2%. “La politica monetaria si trova nuovamente a gestire un equilibrio delicato”, ha avvertito il Governatore della Banca d’Italia. L’aumento di 25 punti base approvato dal Consiglio direttivo della Bce nasce dalla “prevalenza di rischi al rialzo per l’inflazione”. Le prossime scelte dipenderanno dai mercati energetici, dal quadro congiunturale, dai salari e dai prezzi di beni e servizi.
“L’obiettivo è preservare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione, limitando gli effetti indiretti e di secondo impatto degli shock”, ha chiarito Panetta. Nessun automatismo, dunque, ma una valutazione riunione dopo riunione, sulla base dei dati disponibili e delle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente.
Fiducia e costi
Le ostilità hanno già prodotto effetti sulla fiducia e sui costi: “Nei mesi successivi all’inizio del conflitto, il clima di fiducia delle famiglie è peggiorato; le prospettive per le imprese dei servizi si sono indebolite”, ha osservato il Governatore. L’inflazione oscilla attorno al 3% e, secondo le valutazioni illustrate all’Abi, “si manterrebbe al di sopra di tale valore fino all’inizio del 2027”.Sull’economia mondiale agiscono due forze contrapposte. Da una parte, lo shock mediorientale ha provocato rincari energetici, maggiore incertezza e nuovi timori per le catene di approvvigionamento. Dall’altra, l’Intelligenza Artificiale sostiene gli investimenti, il commercio di beni e servizi tecnologici, le quotazioni azionarie, la ricchezza e i consumi delle famiglie.
L’aumento dei prezzi dell’energia ha inciso anche sulle esigenze finanziarie delle aziende: “Il rincaro dei beni energetici ha accresciuto il fabbisogno di liquidità delle imprese, molte delle quali hanno aumentato la domanda di prestiti, soprattutto sulle scadenze più brevi”, ha aggiunto Panetta. Gli istituti hanno finora accompagnato questa richiesta: a maggio i finanziamenti alle società sono saliti del 6,2% su base trimestrale annualizzata, contro il 2,3% di febbraio.
Medio Oriente
Il quadro, comunque, potrebbe cambiare: “Nei prossimi mesi l’evoluzione del credito dipenderà dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, dalle condizioni dei mercati finanziari e dalla percezione del rischio da parte degli intermediari”, ha spiegato il Governatore. Il protrarsi della guerra e nuove pressioni sulle quotazioni energetiche potrebbero accrescere la prudenza degli istituti e rendere più selettivi i criteri per la concessione dei prestiti.
Le banche italiane affrontano questa fase da una posizione più solida rispetto al passato. “La redditività resta elevata, la patrimonializzazione è più che adeguata, la qualità degli attivi molto buona”, ha spiegato Panetta. La valutazione trova conferma anche nel giudizio del Fondo monetario internazionale, che ha espresso un parere positivo sul sistema finanziario italiano e sull’efficacia della vigilanza.
Il cambiamento più netto riguarda i crediti deteriorati. Dieci anni fa superavano l’8% del totale dei finanziamenti; oggi la loro quota si ferma all’1%. Le valutazioni di bilancio restano prudenti, anche per effetto delle norme europee che impongono la copertura integrale delle esposizioni problematiche entro tempi prestabiliti. Per gli istituti italiani, però, l’approccio di calendario risulta oneroso a causa della durata dei procedimenti della giustizia civile.
L’invito
Panetta ha quindi invitato a trasformare la stabilità finanziaria in crescita: “La stabilità che abbiamo il compito di salvaguardare non è la quiete di un’economia inerte: è l’equilibrio di un’economia in movimento”. Perché questo patrimonio produca sviluppo, serve un sistema del credito capace di accompagnare gli investimenti, l’innovazione e i cambiamenti produttivi. “L’Italia dispone di basi solide: un sistema bancario rafforzato, famiglie con un’elevata capacità di risparmio, imprese che hanno dimostrato di sapersi adattare anche nelle fasi più difficili”, ha poi ricordato il Governatore. La sfida consiste ora nel tradurre questi elementi in “investimenti, innovazione e sviluppo duraturo”.
Sul futuro del settore è intervenuto anche Giancarlo Giorgetti. Per il Ministro dell’Economia, le aggregazioni tra banche e assicurazioni possono rafforzare il sistema, ma soltanto se producono vantaggi per il Paese. “Le dimensioni degli istituti e le aggregazioni non sono un valore in sé, tranne forse per gli azionisti”, ha tenuto a precisare.
Le operazioni diventano utili, secondo il titolare del Tesoro, quando migliorano la capacità del comparto bancario di sostenere la presenza internazionale delle imprese italiane e ampliano le risorse destinate “a tecnologia, sicurezza e innovazione”. Il risiko finanziario non può quindi ridursi a una partita tra soci, vertici e gruppi di interesse. Deve salvaguardare concorrenza e pluralismo, oltre a mantenere un rapporto con aziende e territori.
L’ammonimento di Giorgetti
“Sarebbe limitativo compiacersi dei dati”, ha ammonito Giorgetti. Forti della solidità riconquistata, gli istituti “possono e devono contribuire a portare l’economia italiana su un livello più sostenuto di crescita”. Alla redditività deve corrispondere una maggiore capacità di finanziare gli investimenti e accompagnare la trasformazione del sistema produttivo. Il Ministro ha collegatola salute del comparto anche al risanamento dei conti pubblici: “Le banche italiane sono tra le più solide e redditizie d’Europa anche perché il loro Paese sta rimettendo i conti in ordine”.
Le turbolenze internazionali hanno creato ripercussioni, ma non hanno invertito il percorso, a conferma dei fondamentali dell’economia e della credibilità recuperata dall’Italia. “Il Governo ha gestito gli shock energetici con spazi di bilancio senza interrompere il percorso di risanamento”, ha rivendicato Giorgetti. Il confronto con il mondo bancario proseguirà anche in presenza di posizioni diverse, “ma sempre con la consapevolezza del ruolo strategico e costituzionale delle banche per il benessere, lo sviluppo della società e la sicurezza nazionale”.
Un altro passaggio ha riguardato la presenza pubblica nel capitale degli istituti: “Spero che questa sia l’ultima assemblea dell’Abi in cui il Governo è socio di alcuni importanti istituti bancari”. A suo giudizio, “il ruolo che l’azionista pubblico ha svolto si è esaurito”. Non verranno meno, ha assicurato, l’attenzione e il rigore con cui l’esecutivo continuerà a seguire il settore.





