Il confronto aperto in Emilia-Romagna dopo la richiesta di Cgil, Cisl e Uil di eliminare ogni riferimento alla residenza storica nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica riaccende un dibattito che riguarda l’intero Paese.
Secondo il sindacato inquilini Salp C.A.S.A. la questione non può essere ridotta a uno scontro tra chi rivendica il valore del radicamento territoriale e chi chiede di eliminarlo del tutto. La vera sfida è costruire un sistema più equo, capace di mettere al centro il bisogno abitativo senza alimentare nuove contrapposizioni sociali.
“La recente sentenza della Corte Costituzionale ha ribadito un principio fondamentale – spiega Gianluca Bolognesi, Direttore Tecnico di Salp C.A.S.A. – ovvero che il bisogno abitativo deve rappresentare il criterio prioritario nell’assegnazione degli alloggi ERP e non possono essere previsti meccanismi tali da determinare effetti discriminatori o sproporzionati. È un principio che condividiamo pienamente, ma leggere la pronuncia della Corte Costituzionale come un invito a cancellare qualsiasi riconoscimento della residenza storica significa semplificare un tema molto più complesso. La Corte chiede al legislatore di costruire criteri ragionevoli, proporzionati ed equilibrati, non di sostituire un’estremizzazione con un’altra”.
Secondo Salp C.A.S.A. il rischio è quello di affrontare il tema delle graduatorie senza intervenire sulle reali criticità del sistema.
“Da anni il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è insufficiente rispetto alla domanda e i numeri raccontano con chiarezza la dimensione dell’emergenza – spiega ancora Bolognesi – visto che oggi, secondo le stime richiamate anche nel dibattito parlamentare sul Piano Casa, oltre 650.000 nuclei familiari risultano inseriti nelle graduatorie per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, mentre l’Italia continua ad avere un patrimonio di edilizia sociale inferiore al 5% dello stock abitativo, tra i più bassi in Europa e infatti non è un caso che lo stesso Governo abbia previsto un programma straordinario per il recupero di 60 mila alloggi ERP oggi non assegnabili perché bisognosi di interventi di manutenzione. È evidente, quindi, che la vera priorità non è alimentare una contrapposizione sui punteggi delle graduatorie, ma aumentare concretamente l’offerta di case popolari e rendere pienamente disponibile il patrimonio pubblico esistente. Chi risiede nello stesso comune da quaranta o cinquant’anni dove ha lavorato, pagato le tasse, cresciuto la propria famiglia e partecipato alla vita della comunità non può essere considerato, sotto ogni profilo, nella stessa situazione di chi è arrivato da pochi mesi. Questo non significa chiedere privilegi o creare discriminazioni, significa semplicemente riconoscere che il radicamento territoriale può continuare ad avere una sua funzione, purché resti complementare e non prevalga mai rispetto alla reale condizione di bisogno”.
Il direttore tecnico nazionale di Salp C.A.S.A. richiama, poi, l’attenzione sul principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
“Garantire uguaglianza non significa trattare situazioni diverse come se fossero identiche, ma vuole dire costruire regole ragionevoli capaci di tutelare chi vive una reale condizione di fragilità senza cancellare ogni elemento di equilibrio. Ed è esattamente questo il percorso indicato dalla Corte Costituzionale. Il nostro Paese ha bisogno di una revisione organica del sistema ERP, ma si deve mantenere il bisogno abitativo quale criterio prioritario uniformando i criteri di assegnazione sul territorio nazionale, recuperando gli alloggi pubblici inutilizzati e investendo nella realizzazione di nuove abitazioni con la definizione di regole che sappiano coniugare equità sociale e coesione delle comunità locali”.
Bolognesi conclude con un appello al Governo e alle Regioni.
“Il diritto alla casa – conclude il Direttore Tecnico del sindacato inquilini – non può trasformarsi in una guerra tra poveri. Giovani coppie, anziani, famiglie con figli, persone con disabilità, lavoratori a basso reddito e residenti storici condividono la stessa difficoltà e continuare a dividerli significa spostare il problema senza risolverlo. La politica oggi ha il dovere di aprire un confronto nazionale e dare finalmente al nostro Paese una riforma moderna dell’edilizia residenziale pubblica, capace di coniugare tutela delle fragilità, rispetto dei principi costituzionali e diritto all’abitare”.





