Due membri dei Guardiani della Rivoluzione sono stati uccisi nella loro abitazione a Paveh, città montuosa del Kurdistan iraniano, in un attacco definito dalle autorità “terroristico e codardo”.
L’agguato, avvenuto vicino al confine con l’Iraq, ha immediatamente riacceso le tensioni in una delle regioni più delicate del Paese, dove Teheran accusa da anni gruppi separatisti curdi di collaborare con Stati Uniti e Israele.
Secondo la televisione di Stato, gli aggressori hanno aperto il fuoco contro i due membri dell’IRGC, uccidendoli sul posto e ferendo altri due. Le autorità hanno ammesso che “i dettagli esatti dell’incidente sono ancora sotto esame”, segno di un quadro operativo confuso e di una caccia ai responsabili che procede tra sospetti e rivalità etniche radicate.
Poche ore dopo, Sepah News, organo ufficiale dei Guardiani, ha annunciato di aver “smantellato una squadra legata a gruppi antigovernativi e separatisti” entrata dall’area nordoccidentale.
Il comunicato è stato accompagnato da foto sfocate che mostrano quattro corpi, presentati come membri della cellula eliminata. Un messaggio che sembra voler ribadire la capacità di risposta dell’apparato di sicurezza, ma che non chiarisce le dinamiche dell’attacco iniziale. La giornata è stata segnata anche da un secondo episodio di violenza: a Saravan, nel sud-est del Paese, un’auto familiare è stata crivellata di colpi.
Il padre è morto sul posto, la madre è deceduta poco dopo in ospedale. La televisione iraniana ha attribuito l’attacco a “mercenari sionista-americani”, formula con cui Teheran indica gruppi militanti attivi nelle regioni periferiche.





