Clive Davis, l’avvocato diventato uno dei più influenti discografici della storia della musica, è morto a 94 anni nel suo appartamento di Manhattan. La famiglia ha confermato che Davis era stato ricoverato settimane fa per problemi alle vie respiratorie superiori. La sua scomparsa segna la fine di un’era per l’industria musicale, che per oltre mezzo secolo ha orbitato attorno alla sua visione. Nato nel 1932 a Brooklyn, laureato alla Harvard Law School, Davis entrò nel mondo della musica quasi per caso, come consulente legale della Columbia Records. Nel 1967 ne divenne presidente, inaugurando una stagione rivoluzionaria: fu lui a credere in Janis Joplin, Santana, Bruce Springsteen, e più tardi a rilanciare le carriere di Whitney Houston, Alicia Keys, Barry Manilow, Kelly Clarkson e Carrie Underwood.
La sua capacità di “sentire ciò che gli altri non vedevano”, come ha ricordato Barack Obama, lo rese un talent scout unico nel suo genere. La famiglia lo ha definito “l’icona leggendaria della musica, la cui visione ha plasmato la colonna sonora di innumerevoli vite”. Lunedì, molti artisti hanno espresso il loro cordoglio: Carlos Santana lo ha chiamato “un visionario”, Michael Bublé ha ricordato come “credeva nelle persone e nei loro sogni”, mentre Patti Smith ha ringraziato Davis per mezzo secolo di sostegno. A differenza di altri magnati discografici, Davis non ha mai perso rilevanza con l’età.
Dopo aver fondato Arista Records nel 1974 e J Records nel 2000, ha continuato a influenzare il mercato musicale fino agli ultimi anni, diventando un punto di riferimento trasversale tra pop, rock, R&B e musica latina. Il suo celebre gala pre‑Grammy, istituito nel 1975, è rimasto fino alla fine uno degli eventi più esclusivi e influenti dell’industria. Davis pubblicò anche due autobiografie di successo e ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui l’inserimento nella Rock & Roll Hall of Fame nel 2000.





