La diocesi di Las Cruces ha intensificato la sua battaglia legale contro l’amministrazione Trump, accusandola di violare la libertà religiosa nel tentativo di espropriare 14 acri di terreno sacro sul Mount Cristo Rey, in New Mexico, per costruire un nuovo tratto del muro al confine con il Messico. Nel documento depositato il 19 giugno, la diocesi definisce l’operazione “un affronto che non può essere tollerato”, sostenuta dalle dichiarazioni dei vescovi Peter Baldacchino, Mark Seitz e Michael Buerkel Hunn.
Il monte, sormontato da una statua di Cristo alta 29 piedi, è da quasi un secolo meta di pellegrinaggi che attirano migliaia di fedeli. Secondo gli atti giudiziari, il Dipartimento di Giustizia tenta da mesi di ottenere accesso al sito, di proprietà della diocesi, per avviare i lavori del muro. Il 7 maggio il governo ha avviato una causa per esercitare il potere di eminent domain, mentre il giudice Kenneth Gonzales ha stabilito un deposito di 183.071 dollari come “giusto compenso”, pur precisando che ciò non limita il diritto della diocesi a contestare l’esproprio.
Nella sua opposizione, la diocesi invoca il Primo Emendamento e il Religious Freedom Restoration Act, sostenendo che il progetto imporrebbe un “onere sostanziale” sull’esercizio religioso e rappresenterebbe un simbolo fisico della “disumanizzazione dei migranti”. Baldacchino definisce il muro “un contro‑segno agli insegnamenti cattolici”, che richiedono la tutela della dignità umana e l’accoglienza dei vulnerabili. La diocesi teme che la costruzione “profanerebbe” il santuario, danneggiando l’accesso e violando la responsabilità canonica del vescovo nella gestione dei beni ecclesiastici, che richiederebbe l’approvazione del Vaticano per qualsiasi alienazione. La diocesi denuncia inoltre che il governo avrebbe già autorizzato lavori preliminari senza possedere legalmente il terreno.





