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Dialogare col Cremlino: i primi contatti di Costa e i precedenti

venerdì, 19 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Secondo un lancio di Bloomberg di ieri, subito ripreso dal Financial Times e per l’Italia dall’ANSA, ma sostanzialmente ignorato dalla stampa russa, vi sarebbero stati, sul conflitto in corso con l’Ucraina, contatti informali riservati, specificamente due telefonate durante il mese di maggio, tra Pedro Lourtie, Capo di gabinetto del Presidente del Consiglio europeo António Costa e un altissimo funzionario del Cremlino, del quale non si è rivelata l’identità ma si è precisato che fa parte dell’inner circle di Vladimir Putin. La notizia non deve sorprendere.

Anzitutto, l’iniziativa rientra nelle specifiche competenze del Presidente del Consiglio europeo. Infatti, l’articolo 15, paragrafo 6, seconda frase, del Trattato sull’Unione europea gli attribuisce espressamente il compito di assicurare «al suo livello e in tale veste, la rappresentanza esterna dell’Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune, fatte salve le attribuzioni dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e le politiche di sicurezza». Più che di attribuzioni dell’Alto rappresentante, ad escludere qualunque ruolo di Kaja Kallas, già Primo ministro estone, è la sua postura pubblica intransigente nei confronti della Russia, che le ha addirittura procurato un posto nell’elenco dei ricercati dal Ministero degli Interni di Mosca.

Inoltre, trattandosi di un mero contatto ricognitivo unilaterale,volto ad esplorare la sussistenza di margini di dialogo, Costa non ha avuto bisogno di alcun mandato da parte del Consiglio europeo, che, d’altra parte, sarebbe stato bloccato dalla contrarietà dei Paesi baltici e della Polonia. Ovviamente Costa e per lui Lourtie, diplomatico di carriera, già Segretario di Stato per gli Affari europei nel governo Sócrates e Rappresentante permanente del Portogallo presso l’UE, non si è mosso nel vuoto. Prima di chiamare il contatto russo, verosimilmente, deve aver ottenuto un altrettanto informale via libera dai consiglieri diplomatici di Macron, Meloni e Merz nonché dal capo di gabinetto di Sanchez. Pochi giorni dopo i contatti riservati, Costa ha rilasciato una calcolata dichiarazione pubblica affermando che «l’Unione europea dovrà affrontare i problemi comuni in materia di sicurezza con la Russia ad un certo punto», offrendo copertura politica all’azione di Lourtie anche in caso di leak giornalistici.

Infine, l’utilizzo del Capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio europeo come strumento di diplomazia riservata vanta precedenti consolidati, ogniqualvolta fosse necessaria la flessibilità istituzionale a fronte di veti paralizzanti o di crisi geopolitiche repentine. Andando indietro nel tempo, si possono ricordare:

  1. i contatti riservati tra Frédéric Bernard, Capo di Gabinetto di Charles Michel, con Vladimir Chizov, per ben 17 anni Ambasciatore russo presso l’UE, nei mesi antecedenti ed immediatamente successivi all’invasione dell’Ucraina;
  2. la gestione di negoziati riservati da parte di Piotr Serafin, Capo di Gabinetto di Donald Tusk, con Downing Street durante le fasi critiche pre-Brexit e con le cancellerie dell’Eurozona durante la crisi del debito greco;
  3. i canali diretti e riservati intrattenuti da Didier Seeuws, Capo di Gabinetto di Herman van Rompuy, con attori regionali del Nord Africa e del Medio Oriente durante le primavere arabe e la crisi libica.

I precedenti dimostrano che, attraverso la diplomazia riservata affidata agli sherpa, l’UE riesce a tutelare la propria autonomia strategica, anche in presenza di spaccature profonde tra i governi degli Stati membri. Se poi il dialogo sarà avviato, è tutto da vedere.

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