Il presidente Donald Trump ha annunciato che l’esercito statunitense ha ucciso Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto come Niño Guerrero, leader del gruppo criminale venezuelano Tren de Aragua, in un attacco aereo ordinato dal Comando Sud. Le autorità venezuelane hanno confermato la partecipazione all’operazione, definendola “congiunta”. L’azione segna un nuovo capitolo nella collaborazione tra Washington e Caracas, dopo l’arresto di Nicolás Maduro a gennaio e il riavvicinamento diplomatico con la sua successora, Delcy Rodríguez.
Gli USA hanno revocato le sanzioni contro di lei e avviato negoziati per lo sfruttamento delle immense riserve petrolifere venezuelane. Guerrero, 39 anni, era il capo di una delle organizzazioni criminali più potenti dell’America Latina. Sotto la sua guida, il Tren de Aragua si era espanso in Colombia, Ecuador, Perù e Cile, passando dall’estorsione ai migranti al traffico sessuale, agli omicidi su commissione e ai sequestri. Aveva trasformato il carcere venezuelano di Tocorón in un vero paradiso criminale, con zoo, ristoranti e piscina, prima di evadere nel 2023.
Il Dipartimento di Stato americano lo aveva inserito nella lista dei ricercati internazionali, offrendo milioni di dollari per informazioni sulla sua cattura. Secondo Washington, il gruppo aveva esteso le sue attività fino agli Stati Uniti, collaborando con cartelli locali e gruppi armati come l’ELN colombiano e affiliati del cartello di Sinaloa.
Negli ultimi mesi, le forze americane hanno intensificato i raid contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga, uccidendo oltre 200 persone. Ma la mancanza di prove concrete ha sollevato dubbi sulla legalità delle operazioni. Alcuni esperti di diritto internazionale hanno denunciato il rischio di violazioni contro civili non processati. La Casa Bianca ha ribadito che gli attacchi sono legittimi. Con la morte di Niño Guerrero, Trump rivendica un successo militare e politico.





