Estate 2026: manuale di un’estetica di viaggio obbligata

Tra Capri, Mykonos e il Lago di Braies le ferie degli italiani non sono più un’esperienza, ma un copione prestabilito. Un’analisi ironica (e forse un po’ amara) delle vacanze patinate dell’estate 2026, tra mode social e identici obiettivi fotografici
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Ogni estate si ripete lo stesso copione da parte dei vacanzieri italiani, con i riflettori puntati solo su Mykonos, Capri, Santorini, Costa Smeralda. Stessi ristoranti, calette identiche, colazioni sempre uguali. A completare il rituale la foto da pubblicare come prova di aver seguito tutte le tappe obbligate della stagione. Un catalogo collettivo, che dà l’idea che in vacanza il libero arbitrio sia ormai ridotto al minimo.

Secondo una ricostruzione aggiornata al 2026 elaborata da Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in viaggi di gruppo e per single, che ha incrociato dati ISTAT, Banca d’Italia ed Eurostat sull’andamento del turismo italiano, la spesa complessiva dei residenti per i viaggi in Italia e all’estero si attesta intorno agli 86 miliardi di euro l’anno. Un dato che conferma quanto il turismo resti una delle componenti più rilevanti dei consumi delle famiglie italiane. Il punto, però, resta lo stesso. Il mondo è pieno di luoghi straordinari e poco conosciuti, baie isolate, borghi fuori dai circuiti social e che per questo restano anche fuori delle rotte dei vacanzieri nostrani.

Si finisce sempre nello stesso schema, guidati da mode e FOMO, cioè la “fear of missing out”, la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa, che spinge a scegliere ciò che è più visibile e condiviso invece di ciò che è davvero desiderato. Non si cerca più davvero l’esperienza. Si cerca la conferma. Il risultato è il solito pellegrinaggio estivo verso le destinazioni “giuste”, utile più a certificare appartenenza che a scoprire qualcosa di nuovo.

I ricchi che “non piangono”

Partiamo dai più abbienti. Molti non rinunciano alla barca. Le vacanze italiane maggiormente gettonate, sfoggiabili sui social, si svolgono spesso a bordo di yacht o catamarani, contornati da staff specializzati, in luoghi magnifici come le Eolie. Qui durante il giorno si mangia pesce crudo e altre prelibatezze e la sera si attracca al porto per fare festa in isole come Panarea, oasi di divertimento e movida da generazioni. Chi, invece, non riesce a rinunciare a Capri si divide tra bagni infiniti tra i faraglioni e attracchi serali, anche solo per un aperitivo in piazzetta, una cena sotto i limoni del ristorante Da Paolino” e poi a ballare fino all’alba nella taverna Anema e Core”.

La vacanze dei giovani (e dei meno giovani irriducibili)

Vacanze un po’ più accessibili per i giovani, anche se tutto dipende ovviamente da diversi fattori. I giovanissimi, in ogni caso, hanno sempre trovato il modo di adattarsi. Per un ragazzo festaiolo, che si appresta alle prime vacanze in autonomia, le opzioni non mancano e le mete più iconiche e gettonate restano sempre Mykonos o Ibiza. Qui l’obiettivo dichiarato è uno solo, fare le sei del mattino ogni giorno, tra beach club, aperitivi interminabili e notti che sembrano non finire mai. Un mondo che, anno dopo anno, continua ad attrarre fasce d’età sempre più ampie, comprese quelle che faticano a fare pace con il tempo che passa. Ma il palcoscenico, almeno sulla carta, resta dei giovani.

La Costa Smeralda, terra di conquista dei romani

Il calendario estivo di gran parte dei romani sembra una litania, tra weekend brevi in barca a Ponza, intervallati dalle fughe radical-chic a Capalbio. Poi, immancabile, la settimana fissa in Costa Smeralda. Non c’è angolo di Sardegna che ad agosto non risuoni di accenti romani.

I nostalgici di “Sapore di Mare”

Esistono poi gli snob di Forte dei Marmi, che vivono ancora nel mito del film “Sapore di Mare”. Persone che indossano il cardigan di lino anche con trentotto gradi e che considerano la Versilia come l’unico approdo morale possibile. Cugini di quelli che vanno a Capalbio, sono tra quelli che hanno lo stesso ombrellone nello stesso stabilimento dagli Anni ‘50 e che guardano con estremo disprezzo la nascita di nuovi locali mondani, perché l’unica mecca è e deve restare la “Capannina” di Franceschi.

I giramondo

Ci sono poi gli “internazionali”. Sono quelli che, di solito, trasformano il viaggio in un diario social, raccontando due settimane di ferie pianificate al millimetro, con l’obiettivo di non lasciare nemmeno un minuto al caso. Più che una vacanza è una sorta di addestramento militare travestito da itinerario. Via libera, quindi, a Thailandia, Stati Uniti, Indonesia, Giappone, Perù e così via. Anche qui, però, l’influenza dei social si fa sentire eccome. Scorrere un carosello di un viaggio a New York non è più un’esperienza personale, ma una sequenza di tappe obbligate dettate dai trend di TikTok: Carlos Bakery, Katz’s, i cookie di Levain, i locali dove cantano le star di Broadway.

Non solo mare

Tornando in Italia, c’è anche chi il mare lo evita proprio. La meta più amata da questi viaggiatori è il Lago di Braies, diventato negli ultimi anni una vera icona social dopo una fortunata serie televisiva e una valanga di contenuti online. Chi sogna la montagna e le Dolomiti finisce spesso lì, in coda per la classica foto sulla celebre barchetta di legno. È la vacanza perfetta per chi non sopporta il caldo, ama il trekking e non rinuncia a pubblicare reel mentre mangia raclette ad agosto, in un rifugio a cinque stelle.

L’inganno del sud low cost

Poi ci sono quelli che scelgono il Sud. C’è chi parte con l’idea di una vacanza low cost e torna “spennato”, perché ormai i prezzi sono stellari ovunque, anche dove un tempo si mangiava con pochi spiccioli. Tra questi c’è chi va a trovare “l’amico di giù”, come il coinquilino dell’università o lo zio che vive lì, alla ricerca dell’accoglienza tipica di quelle zone, porta di ingresso in quell’universo parallelo fatto di ospitalità, mare e scoperte gastronomiche improvvisate, tra mozzarelle e parmigiane consumate direttamente in spiaggia. Una vera e propria full immersion di sapori e tradizioni, tollerata con n po’ di scetticismo dai residenti.

Lo spirito wild frenato dagli altri

Chi, invece, vorrebbe viaggiare in luoghi meno glamour, ma sicuramente altrettanto interessanti, potrebbe non avere un partner o amici con cui condividere l’esperienza e non avere voglia di partire da solo. In questi casi la soluzione diventa affidarsi a tour operator di viaggi organizzati anche per single come WeRoad, che permettono di scegliere la fascia di età dei compagni di avventura e di vivere una vacanza come se si stesse con i propri migliori amici. Il successo di queste formule è ormai abbastanza acclarato, tanto che non è raro che nascano anche coppie al termine del viaggio. Un’ottima opzione, quindi, per i single che si lamentano della scarsa fortuna sulle app di incontri.

I finti “alternativi”

L’ultima categoria è quella dei finti “alternativi”. Sono quelli che dichiarano guerra a tutto ciò che è mainstream. Per loro esiste solo una ricerca ossessiva di luoghi remoti, esperienze “autentiche” e posti che, per definizione, devono essere difficili da raggiungere. Il problema è che questa voglia di unicità spesso finisce per trasformarsi in un altro schema, solo più costoso e performativo, come il dormire nel deserto con i beduini o partecipare ai retreat di yoga in mezzo alla giungla, passando per villaggi sperduti dell’Asia dove l’“esperienza locale” è in realtà completamente organizzata ad uso e consumo degli stranieri. Poi ci sono i safari “etici”, i monasteri trasformati in alloggi di lusso o le settimane di detox digitale, in cui il telefono sparisce, ma solo dopo il check-in fotografato con cura. Anche qui, più che una fuga dal sistema, sembra una sua versione premium. E’ facile che si paghi molto per queste esperienze che, depurate dal racconto, sarebbero semplici, ma diventano preziose perché etichettate come rare, profonde, irripetibili. Alla fine cambia il paesaggio, ma non il meccanismo, come a dire che anche l’alternativo diventa una categoria da catalogo.

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