Dopo l’undicesima notte consecutiva di bombardamenti americani sulle infrstrutture iraniane, il presidente Donald Trump ha annunciato che Washington colpirà un ponte o una centrale elettrica iraniana per ogni nuovo attacco contro una nave nello Stretto di Hormuz. “Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, inclusi quelli situati vicino o all’interno di Teheran”, ha scritto su Truth.
Il Centcom ha riferito di avere colpito centri operativi, infrastrutture marittime, hangar, depositi di droni e strutture logistiche militari, con l’obiettivo di ridurre la capacità iraniana di minacciare la navigazione. Fonti iraniane hanno segnalato anche un attacco contro l’isola di Larak, nello Stretto, e contro la raffineria di gas di Bidboland, nel Khuzestan. Teheran ha risposto rivendicando raid sulle basi americane di Al Azraq, in Giordania, e Sheikh Isa, in Bahrein, e sostenendo di avere reso inutilizzabili installazioni statunitensi in Bahrein e Kuwait. La Giordania ha intercettato quattro missili e quattro droni iraniani; sirene d’allarme sono risuonate anche in Bahrein, Arabia Saudita e Kuwait.
Roma rilancia la soluzione a due Stati
Intanto l’Italia rafforza il proprio ruolo diplomatico. Tajani ha annunciato che il 28 e 29 luglio Roma ospiterà, con la copresidenza saudita, una riunione dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati, per “dare nuovo impulso alla Dichiarazione di New York” e valorizzare il dialogo interreligioso, giudicato “cruciale per rafforzare la prospettiva di pace”. Roma ospiterà inoltre il 4 agosto una nuova sessione dei colloqui tra Israele e Libano, dopo i progressi sulle prime zone pilota da cui dovrebbe partire il ritiro israeliano e il dispiegamento dell’esercito libanese.
Il governo prepara anche la fase successiva alla fine del mandato Unifil, prevista a fine anno, in coordinamento con gli alleati, a partire dalla Francia. Sul fronte palestinese, Tajani ha annunciato altri 10 milioni di euro all’Autorità Palestinese per sicurezza alimentare, abitazioni temporanee e recupero dei quartieri di Gaza. La Farnesina segue infine il caso del medico Hussam Abu Safiya, detenuto in Israele dal dicembre 2024, e chiede che la Croce Rossa possa visitarlo come disposto dalla Corte Suprema israeliana.
Scontro sul controllo dello Stretto
Il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha assicurato che la Repubblica islamica mantiene il controllo di Hormuz: “Restiamo saldi. Controlliamo lo Stretto e spariamo contro le forze americane”. Il Centcom sostiene invece che la via d’acqua rimanga aperta e che, dall’inizio di maggio, le forze statunitensi abbiano facilitato il transito di circa 900 navi e 450 milioni di barili di greggio. I dati della società Kpler indicano però che martedì soltanto tre mercantili hanno attraversato lo Stretto, senza passaggi visibili di grandi petroliere o metaniere.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che consentire a Teheran di controllare una rotta internazionale e imporre pedaggi costituirebbe “un precedente molto pericoloso”. Ha ribadito la disponibilità americana alla diplomazia, accusando tuttavia l’Iran di non prendere sul serio i negoziati: “Se lo fanno, lo facciamo anche noi. Altrimenti faremo quanto necessario per proteggere i nostri interessi e quelli degli alleati”.
La minaccia degli Houthi
La crisi investe anche il Mar Rosso. Dopo l’annuncio degli Houthi di un blocco contro le navi dirette in Arabia Saudita, almeno sei mercantili hanno invertito la rotta o modificato l’itinerario nel Golfo di Aden e nelle acque vicine al Bab el-Mandeb. La portaveicoli cinese Liu Jiang Kou, diretta a Gedda, ha fatto dietrofront dopo che il suo operatore avrebbe ricevuto un avvertimento: la nave sarebbe stata “presa di mira” qualora avesse proseguito. Hanno cambiato percorso anche petroliere cinesi, indiane e greche. Il Joint Maritime Information Center non ha tuttavia segnalato attacchi contro unità commerciali. Washington ha riferito di essere in contatto con Riad. Secondo Rubio, la minaccia conferma il ruolo destabilizzante dell’Iran attraverso Houthi, Hezbollah, milizie irachene e Hamas. Le tensioni hanno spinto il Brent vicino ai 95 dollari al barile e il Wti a circa 88 dollari.





